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Il governo Berlusconi distrutto da crisi
Di Marianne Arens e Peter Schwarz
26 Luglio 2004
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In questi ultimi tempi, il governo di destra capeggiato dal
Primo Ministro Silvio Berlusconi (Forza Italia) è immerso
nella piú profonda crisi degli ultimi tre anni dal suo
insediamento. Osservatori di politica italiana stanno sempre piú
domandandosi se il governo riuscirá a completare il suo
mandato fino al 2006, o se si andrà alle elezioni anticipate.
In seguito a pressioni da due degli alleati nella coalizione,
i neo-fascisti Alleanza Nazionale e i Democristiani UDC, il 3
luglio Berlusconi ha dimesso il ministro delle finanze Giulio
Tremonti. Due settimane dopo, il capo del terzo partito membro
della coalizione, Umberto Bossi della Lega Nord, ha annunciato
le sue dimissioni dal governo.
La Lega Nord, che fu strumentale nella caduta del primo governo
Berlusconi nel 1994, ha detto tuttavia che non si ritirerà
completamente dal governo. Bossi, il quale ha subito un grave
infarto il marzo scorso e da allora resta in ospedale, si sposterà
a Strasburgo per assumere la carica di deputato europeo. Tuttavia,
la Lega Nord ha minacciato di abbandonare il governo del tutto
nel caso che i piani della riforma federale non vengano attuati
entro settembre di questanno. Le proposte di federalismo
hanno ricevuto forti resistenze da Alleanza Nazionale e UDC.
Conflitti interni
La crisi attuale ha portato alla luce gravi conflitti che esistevano
già dalla presa di potere della coalizione di destra. Alcuni
commentatori già stanno parlando di una guerriglia
allinterno del governo.
Uno dei punti focali in discussione è il conflitto fra
coloro che favoriscono un forte stato centralizzato (Alleanza
Nazionale e, anche se meno, lUDC) e coloro i quali propongono
larga autonomia alle regioni (in primo posto la Lega Nord). In
discussione è anche il conflitto fra interessi imprenditoriali
nel nord piú industrializzato e ricco da una parte, e il
sud, sempre piú impoverito, dallaltra.
La Lega Nord è organizzata esclusivamente nel nord Italia
dove Forza Italia di Berlusconi tuttora detiene vasto potere ed
influenza, mentre Alleanza Nazionale e UDC hanno radici profonde
nel sud. Sebbene Forza Italia non sia in accordo con le esagerate
pretese separatiste della Lega Nord, entrambi i partiti hanno
negoziato vari compromessi quando si trattava di riduzione di
tasse per imprenditori e ricchi o tagli di aiuti finanziari destinati
al sud.
Il ministro di economia e finanza Tremonti era limpersonificazione
di questa politica. Si è fatto una reputazione per aver
promosso tagli fiscali sulla ricchezza, su profitti e alti redditi.
Durante il primo e breve governo Berlusconi, Tremonti aveva già
garantito sostanziali benefici di decine di milioni di euro allimpero
finanziario del capo di governo.
Dal loro canto, Alleanza Nazionale e UDC temono che questa
politica di sacrificio del tesoro di stato insieme a riduzioni
di sussidi finanziari potrebbe alienare i loro elettori nel sud
Italia. Entrambi i partiti, quindi, si propongono come ligi sostenitori
di una rigida disciplina fiscale.
Le cose sono precipitate quando, nonostante un deficit che
aumenta senza controllo e la minaccia di sanzioni economiche da
parte dellUnione Europea (UE), Tremonti ha insistito su
un ulteriore taglio fiscale di 7 miliardi di euro in favore dei
piú abbienti. LUDC ha proposto le dimissioni di Tremonti
come un ultimatum, e Berlusconi eventualmente è stato costretto
a concedere quando Gianfranco Fini ha dato sostegno alla richiesta
di dimissioni per Tremonti.
Tuttavia, la crisi non è finita. Berlusconi ha personalmente
preso controllo di tutte le mansioni di Tremonti ed ha annunciato
che avrebbe diretto i ministeri delleconomia e della finanza
fino alla fine dellanno. Il capo dellUDC Marco Follini
ha protestato immediatamente contro questa concentrazione di potere
senza precedenti. Ha richiesto limmediata designazione di
un nuovo ministro delle finanze e una soluzione del conflitto
di interessi che deriva dal fatto che Berlusconi è allo
stesso tempo primo ministro, proprietario del piú grande
conglomerato di media e il piú ricco imprenditore del paese.
Berlusconi ha risposto con un tentativo di intimidire Follini,
minacciando di attaccarlo personalmente su tutti i suoi canali
Mediaset. Follini ha quindi parlato pubblicamente contro il governo
davanti al comitato dei mass media, la commissione di controllo
del parlamento, e ha votato con lopposizione per la nomina
di nuovi dirigenti della RAI entro la fine di settembre al piú
tardi. Attualmente, la dirigenza della RAI consiste di un gruppo
di quattro membri che sono assolutamente fedeli al governo. Il
presidente della RAI, Lucia Annunziata, si è dimessa a
maggio scorso in segno di protesta per il continuo intervento
di Berlusconi negli affari del canale.
Eventualmente, Berlusconi è riuscito a pacare il conflitto
fra Fini e Follini. Ha offerto a Follini la posizione di vice
primo ministro mentre a Fini, precedentemente vice, il ministero
delleconomia, fermo restando il ministero delle finanze
in mano a Berlusconi. Fini non ha accettato la proposta e ha richiesto
entrambi i ministeri delleconomia e della finanza.
Finalmente il 16 luglio un compromesso veniva raggiunto quando
Berlusconi nominava Domenico Siniscalco, professore torinese di
economia e legge, ministro delleconomia e della finanza.
Sebbene la decisione appare come una concessione agli alleati
della coalizione di governo, considerando che Siniscalco non è
un membro di Forza Italia, il tecnocrate è percepito come
un peso leggero in politica, facilmente influenzabile da Berlusconi.
Negli ultimi tre anni, questo esperto qualificato di privatizzazione
ha lavorato a braccetto con Tremonti nel ministero della finanza,
curando politiche monetarie e controllo delle banche.
Le dimissioni di Bossi sono giunte come una reazione immediata
al compromesso raggiunto fra Berlusconi, Follini e Fini. Il primo
ministro ha visitato un convalescente Bossi in Svizzera implorando
il dirigente della Lega Nord di non dimettersimasenza successo.
Si prevede quindi un altro round per lattuale crisi di governo.
Conseguenze delle elezioni europee
Nel passato, Berlusconi è riuscito in varie occasioni
a superare le profonde differenze fra i partiti della sua coalizione.
Ciò è stato possible alla luce del fatto che il
suo partito era nettamente il piú numeroso nel parlamento,
e anche perché i suoi alleati nella coalizione potevano
contare sul sostegno del suo impero mediale. Inoltre, una nuova
legge elettorale che sfavorisce piccoli partiti minacciava di
spingere i suoi alleati nel buio politico nel caso che la coalizione
si rompesse.
Il risultato delle elezioni europee di giugno, tuttavia, ha
dato un colpo decisivo al fragile equilibrio della coalizione
di destra. Lo stesso partito di Berlusconi ha subito una perdita
pesante come conseguenza del suo supporto per la guerra in Irak
e di una crescente opposizione alla politica di governo che senza
nemmeno discrezione continua ad ungere le tasche della classe
piú ricca. Allo stesso tempo, vaste masse di popolazione
sono state colpite da disoccupazione, perdita di posti in servizi
pubblici, aumento dei prezzi e diminuzione di programmi sociali
e di assistenza pubblica.
Berlusconi aveva predetto una percentuale di voti di almeno
il 25 per cento. In realtà, il partito ha vinto solo
il 21 per cento nonostante le poderose risorse finanziarie e mediali
a disposizione del partito per manipolare la pubblica opinione.
Paragonato alle europee del 1999, Forza Italia ha perso più
del 4 per centoin comparazione alle parlamentari di maggio
2001 dell8,4 per cento. Gli alleati della sua coalizione
sono stati in grado di mantenere i propri voti e in alcuni casi
addirittura di aumentarli. I Democratici Cristiani hanno raddoppiato
i loro voti con un 5,9 per cento, sebbene Berlusconi aveva dichiarato:
Non votate per i partiti piccoli. Votate solo per me!
Nelle elezioni locali avvenute allo stesso tempo, Forza Italia
ha perso il controllo di alcune grandi città, come Bari,
Bologna, Firenze e Siracusa. A Bologna, il candidato di Forza
Italia è stato esautorato dalla carica di sindaco dallex
dirigente sindacale Sergio Cofferati, e a Milano, fortezza di
Berlusconi, un candidato di centrosinistra è riuscito a
sconfiggere il rappresentante di Forza Italia.
Dovè lopposizione?
Il governo Berlusconi è riuscito a mantenere il potere
a causa di una mancanza di una vera opposizione. La cosiddetta
opposizione di centrosinistra capeggiata da Romano Prodi, che
ha partecipato alle europee sotto il nome Uniti nellUlivo,
teme che qualunque azione decisa potrebbe incoraggiare la classe
lavoratrice e provocare conseguenze imprevedibili.
Già durante le proteste di massa contro la guerra in
Irak, e in particolare contro la partecipazione di truppe italiane
nelloccupazione dellIrak, lalleanza dellUlivo
aveva dimostrato di essere pronta ad avallare la presenza di truppe
italiane qualora le Nazioni Unite fossero state designate ad un
ruolo determinante nella regione. Piero Fassino lo rese chiaro
in parlamento. Fassino è a capo dei Democratici di Sinistra
(precedentemente il Partito Comunista Italiano di stampo stalinista),
il partito più grande nellalleanza dellUlivo.
In alcune manifestazioni contro la guerra a Roma, Fassino venne
fischiato e costretto ad andarsene dal palco a causa della sua
posizione politica.
I Democratici di Sinistra hanno riposto le loro speranze nel
nuovo capo della Confindustria, Conte Luca Cordero di Montezemolo,
il quale ha recentemente sostituito un sostenitore di Berlusconi
come capo della federazione degli imprenditori. Montezemolo ha
indicato di essere preparato a lavorare in tandem con i sindacati,
ed ha accusato il governo Berlusconi di cattiva gestione e di
aver causato danni agli interessi del paese. Da quando ha espresso
questi giudizi, Montezemolo è stato dipinto come un nuovo
raggio di speranza per il paese.
Lesperto economista Pierluigi Bersani dei Democratici
di Sinistra ha dichiarato, ad esempio, che il nuovo capo della
Confindustria rappresenta una nuova era del capitalismo
italiano. Nella sua apparenza e programma, Montezemolo
esprime una nuova dinamica degli imprenditori, i quali non vogliono
nulla a che fare con gli attacchi contro il sindacato CGIL o con
le barbare regolamentazioni dei tagli fiscali. Giorgio Cremaschi,
rappresentante di sinistra della CGIL, ha chiesto: Stiamo
andando verso una situazione migliore? Stiamo iniziando a vedere
i frutti delle lotte?
In realtà Montezemolo è lantitesi di un
uomo di sinistra. Il capo della Ferrari lo scorso maggio ha acquisito
il controllo della Fiat. Come grande imprenditore, è un
avversario di Berlusconi il quale aveva sperato di poter aumentare
la sua influenza sulla Fiat dopo le morti di Gianni e Umberto
Agnelli.
Inoltre, Montezemolo rappresenta gli interessi della borghesia
italiana tradizionale, che guarda con disdegno il processo di
sfacciato autoarricchimento dei nouveau riche intorno al Cavaliere,
il quale ha le sue buone connessioni con la Mafia.
Un reportage della Confesercenti ha recentemente portato alla
luce che un numero sempre piú elevato di imprenditori,
commercianti e venditori italianioltre a liberi professionisti,
dottori e avvocaticadono regolarmente vittime della Mafia.
La criminalità organizzata costa alleconomia italiana
un totale di 63 miliardi di euro allanno. Questa è
unaltra ragione per cui una sezione della borghesia italiana
si sta sempre di piú allontanando da Berlusconi.
Un altro fattore da considerare è che i sindacati hanno
già dimostrato sotto i governi di centrosinistra di Prodi
e DAlema di essere pronti a sostenere ogni attacco alla
classe lavoratrice, purché il governo sia preparato a collaborare.
Sotto il precedente governo dellUlivo, lo smantellamento
dello stato di assistenza sociale avvenne piú facilmente
che sotto Berlusconi.
La vera politica del capo della Confindustria è stata
rivelata la scorsa settimana, quando ha invitato il presidente
della CGIL presentandogli un memorandum sulla crescita e
lo sviluppo che contiene le direttive per accordi su tariffe.
Il memorandum propone che salari, orari e condizioni di lavoro
siano collegati ai profitti dellimprenditore, e in caso
di conflitto la funzione dei sindacati sarà quella di evitare
conflitti con i lavoratori.
Gli impiegati della Fiat, ad esempio, protestano da due anni
contro ridondanze di massa e chiusure di fabbriche. Per mesi,
migliaia di lavoratori della Fiat sono stati collocati in Cassa
Integrazioneuna sorta di agenzia di collocamento a breve
termine che prepara il lavoratore alla disoccupazione. Migliaia
di altri lavoratori Fiat hanno perso il posto e sono stati derubati
di qualsiasi prospettiva futura.
Allinizio di luglio, varie città italiane erano
ancora una volta paralizzate da uno sciopero generale dei lavoratori
del settore pubblicocon partecipazione quasi unanime dei
lavoratori, particolarmente a Milano, Roma e Napoli. Anteriormente
manifestazioni di massa contro la guerra in Irak presero forme
militanti che includevano attività di sabotaggio e boicottaggio.
I politici dellUlivo stanno semplicemente speculando
che Montezemolo darà il suo appoggio ad un cambio di governo
che permetta loro di prendere potere. Uno sviluppo del genere
non cambierà assolutamente la situazione per i lavoratori.
Rifondazione Comunista
Il segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti fondamentalmente
difende la stessa prospettiva. Sebbene Rifondazione ha ottenuto
piú del 6 per cento dei voti alle europee ed è emerso
come il quarto partito piú importante, Bertinotti ha adocchiato
un posto come ministro in un futuro governo dellUlivo e
non a caso ha rinunciato a criticare il blocco di centrosinistra
e il candidato di vertice per il posto di primo ministro-Romano
Prodi, presidente dellUnione Europea.
In unintervista con il Corriere della Sera il 15 giugno
2004, Bertinotti dichiarava: Voglio unire entrambe le sinistre
[Ulivo e Rifondazione] e non tenterò di usare i miei poteri
in negoziazioni contro Prodi
Voglio concentrare tutti gli
sforzi sullimpresa già difficile di un programma
unito.
Sta cercando a tutti i costi di causare il collasso del
muro fra la lista elettorale Uniti nellUlivo [Democratici
di Sinistra, Margherita, Social Democratici e Repubblicani] e
la sinistra alternativa. La sua preferenza resta per una
coalizione di forze democratiche.
Il suo modello per tale avventura è ben noto. Fra il
1993 e il 1998, Bertinotti diede supporto ai governi di centrosinistra
capeggiati da Prodi e Massimo DAlema, i quali cominciarono
un programma di tagli di pensioni, privatizzazioni massicce e
vari altri attacchi alla classe lavoratrice, il tutto piú
tardi ripreso da Berlusconi. Una nuova riedizione di tale modello
di governo di centrosinistra che includa un Ministro Bertinotti
servirebbe solo ad intensificare questo tipo di attacchi.
Le grandi masse riusciranno a respingere tali offensive solo
attraverso lorganizzazione sulla base di un programma socialista
internazionale indipendente da organizzazioni radicali composte
da ex stalinisti e piccolo-borghesi.
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