|
WSWS : Italiano
Un ritratto eterno della lotta anti-colonialista in Algeria
La Battaglia di Algeri, regia di Gillo Pontecorvo
Di Richard Phillips
29 maggio 2004
Use
this version to print
| Send this
link by email | Email the
author
Una versione integrale riedita de La Battaglia di Algeri
(1965) è attualmente in proiezione in vari cinema del Nord
America e sarà distribuita internazionalmente, oltre che
su DVD, verso la fine dellanno. Con la regia di Gillo Pontecorvo
tratto da una sceneggiatura di Pontecorvo e Franco Solinas, il
film in bianco e nero che ha già vinto vari premi è
un lavoro estremamente innovativo e probabilmente uno dei film
piú potenti mai realizzati sulloccupazione colonialista
e sulla resistenza a tale occupazione.
Il film di Pontecorvo drammatizza in 116 minuti una delle lotte
anti-imperialiste piú sanguinose del XX secolola
ribellione nel periodo dal 1954 al 62 contro il dominio
coloniale in Algeria, una delle colonie francesi piú vecchie
e piú grandi.
Durante il conflitto durato 8 anni le forze armate francesi
e le loro milizie alleate uccisero un milione di algerini. A Parigi,
il governo socialista di Guy Mollet, il cui ministro dellinterno
era François Mitterrand, emanò lAtto di Poteri
Speciali che dava alle forze armate carta bianca in Algeria. Assassini,
torture e violenze carnali erano allordine del giorno. Un
generale francese piú tardi dichiarò con vanto:
Ci venne data libertà di fare ció che consideravamo
necessario.
Decine di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti vennero
torturati e solo ad Algeri piú di tremila persone arrestate
dalle forze francesi scomparirono. I programmi di
pacificazione francese espulsero due milioni di algerini
dalle proprie case, molti dei quali confinati in campi di concentramento
circondati da filo spinato, e videro la distruzione di piú
di ottomila villaggi.
Quasi due milioni di soldati francesi furono impiegati nel
conflitto, inclusi il regnante presidente francese Jacques Chirac
e Jean-Marie Le Pen, leader del partito razzista Fronte
Nazionale. Le Pen è stato accusato di essere stato
attivamente coinvolto nella tortura di prigionieri nella famigerata
Villa Sesini ad Algeri nel 1957.
Mentre il film di Pontecorvo si concentra solo su un aspetto
della guerrala Battaglia di Algeri del 1954-57è
nel suo complesso un lavoro rimarchevole. Dopo quasi 40 anni dalledizione
iniziale continua ad avere una risonanza notevole poiché
dimostra il modus operandi delloppressione colonialista
contemporanea e rivela le cause ed origini di un movimento dinsurrezione
nazionalista. Infatti, gli assedi dellintera città,
le retate di massa e le torture mostrate nel film prefigurano
gli attacchi militari dIsraele sui palestinesi e i metodi
correntemente impiegati dalle forze armate statunitensi in Irak
e in Afganistan. Questo contesto, in connubio con tecniche cinematografiche
rivoluzionarie, scelta molto abile di attori e una eccezionale
colonna sonora composta da Ennio Morricone e Pontecorvo, dà
al film unautenticità straordinaria e vasta intensità
drammatica.
La Battaglia di Algeri è incentrato su due protagonisti
principali: Ali La Pointe (Brahim Haggiag), un membro dellFLN
(Fronte Nazionale di Liberazione) e simbolo della resistenza algerina,
e il comandante francese di paracadutisti Colonnello Mathieu (Jean
Martin), il quale ha il compito di sopprimere la resistenza.
La Pointe viene dalla Casbah, una sezione di due chilometri
quadrati di Algeri densamente popolata e estremamente povera;
è una figura chiave nellinsurrezione armata. Mathieu,
elaborato su modello di Jacques Massu, capo della famigerata decima
divisione paracadutisti, è un rappresentante spietato dellesercito
francese, pronto ad utilizzare qualsiasi metodo per sopprimere
il movimento nazionalista.
Il film inizia nel 1957. Mathieu e i suoi ufficiali hanno appena
costretto con la forza un algerino mezzo nudo, afflitto, con barba
lunga a confessare. Luomo di mezza età ha appena
rivelato lidentità e la locazione di La Pointe. Sui
titoli di testa, dei paracadutisti localizzano La Pointe e altri
tre partigiani, inclusa una giovane donna e un ragazzino di 13
anni, nascosti dentro un rifugio dietro una parete segreta nella
Casbah. Gli viene dato un ultimatumarrendersi o essere annientati.
Mentre La Pointe e i suoi compagni meditano sul loro destino,
il film si sposta indietro nel tempo, precisamente nel 1954 quando
lFLN lanciò poderose operazioni militari ad Algeri.
Adottando uno stile semi-documentaristico, il film ricrea gli
stadi salienti dellinsurrezione e levoluzione politica
di La Pointe.
La Pointe, ex pugile e ladruncolo, decide di unirsi allFLN
dopo aver assistito al ghigliottinamento di un partigiano algerino
da parte del governo coloniale francese. Dopo aver verificato
la sua fedeltà e coraggio politico, i dirigenti dellFLN
mobilitano La Pointe in una serie di attacchi terroristici audaci
e sanguinosi. I residenti francesi rispondono con bombardamenti
notturni e attacchi razziali.
Mentre la tensione aumenta, i paracadutisti vengono mobilitati
per sopprimere la resistenza. Mathieu dichiara lo stato di legge
marziale nella Casbah con posti di blocco, retate e arresti di
massa. LFLN reagisce con ulteriori attentati e Mathieu dà
il via ad un programma di torture sistematiche e altre forme di
punizione di massa. Mentre attacchi e contrattacchi aumentano
progressivamente, donne della Casbah aderiscono allFLN e
detonano bombe in aree civili francesi. Ma il terrore militare
sempre piú intenso e il fallimento di uno sciopero generale
dellFLN alla fine causano la soppressione della ribellione
nel 1957.
Il film termina, tuttavia, non con una popolazione appacificata,
bensí con lo scoppio, alcuni anni dopo, di manifestazioni
di massa e una nuova insurrezione algerina che eventualmente forzò
i francesi a firmare gli Accordi di Evian il 19 marzo 1962, e
a cedere il potere allFLN.
Ad agosto dellanno scorso, il dipartimento di Operazioni
Speciali e Conflitto a Bassa Intensità del Pentagono decise
di mostrare La Battaglia di Algeri ai propri dipendenti.
Ciò accadde simultaneamente allintensificarsi di
operazioni di resistenza irachena contro le forze armate statunitensi
e alla richiesta del Segretario della Difesa americano Donald
Rumsfeld di migliorare lintelligence attraverso
interrogatori in Irak e altrove. David Ignatius, scrivendo per
il Washington Post, fece lassurda dichiarazione che
era un segnale di speranza che le forze armate pensano creativamente
e anticonvenzionalmente sullIrak. Il vero scopo della
proiezione del film, tuttavia, era quello di incoraggiare attacchi
militari ancora piú sadici e illegali sui prigionieri.
Un esame onesto
Mentre La Battaglia di Algeri ovviamente si schiera
a favore della la resistenza, il film di Pontecorvo è il
prodotto di un lavoro interamente obiettivo senza nessun tentativo
di romanticizzare lFLN o i suoi metodi terroristici. Infatti,
il film tende ad evidenziare varie debolezze e contraddizioni
politiche dellorganizzazione, inclusi i suoi tentativi di
combinare una retorica secolare di sinistra con appelli a sentimenti
islamici conservatori.
Una discussione fra La Pointe e un leader dellFLN, Ben
MHidi, merita particolare attenzione. MHidi avvisa
la giovane recluta che il terrorismo non può
assicurare la vittoria in guerre e rivoluzioni. Avverte che la
lotta rivoluzionaria è ardua, ma vincere è il
piú difficile di tutti. E, solo dopo che abbiamo
vinto iniziano le vere difficoltà.
Pontecorvo è estremamente onesto nel suo ritratto degli
attentati terroristici contro i civili francesi da parte dellFLN,
ma rifiuta tuttavia qualunque tentativo di stabilire unequivalenza
politica o morale fra il terrore sanguinario della resistenza
e le forze armate francesi. Come disse ad un giornalista nel 1966,
Penso che sia irrilevante dire ne hanno ammazzati
dieci, ne hanno ammazzati due. Il problema è che
loro [gli algerini] vivono in una situazione in cui lunico
fattore è loppressione... Bisogna giudicare chi è
storicamente condannato e chi ha ragione. E bisogna dare la sensazione
che ci si identifichi con coloro che hanno ragione.
Questo approccio politico è ben dimostrato in una scena
in cui alcuni giornalisti sfidano Ben MHidi a giustificare
le tattiche dellFLN. Non è da codardi,
un giornalista chiede, usare cestini e borsette di donne per lanciare
attacchi e bombe contro i civili francesi? MHidi risponde
con molta calma riferendosi ai bombardamenti al Napalm ad opera
dei francesi contro migliaia di villaggi rurali: Naturalmente,
se avessimo i vostri aeroplani sarebbe molto piú facile
per noi. Dateci i cacciabombardieri, e noi vi daremo i cestini.
Nella stessa maniera, il ritratto di Mathieu dipinto da Pontecorvo
è intelligente e non pecca di esagerazioni. Infatti, il
comandante dei paracadutisti è il personaggio del film
piú pienamente sviluppato. Mathieu, estremamente colto
e pacato, è però spietato nel difendere gli interessi
francesi.
Usando frasi che oggi vengono echeggiate da Washington per
giustificare la guerra contro il terrorismo, Mathieu
dice ai suoi ufficiali che lFLN è un nemico
anonimo e irriconoscibile che vive tra migliaia di altri a cui
somiglia. Questa situazione, dichiara, richiede perciò
che qualsiasi considerazione umanitaria verso la resistenza
venga sospesa.
Quando dei giornalisti gli chiedono conto dei suoi metodi brutali,
Mathieu risponde: I nostri ordini non fanno riferimento
alla parola tortura ... [ma] il problema è
che lFLN vuole farci uscire dallAlgeria, mentre noi
vogliamo restare.
Nonostante certe differenze dopinione, voi siete
tutti daccordo che dobbiamo restare. Quando la ribellione
cominciò, non cerano nemmeno differenze dopinione.
Tutti i giornali, perfino quelli di sinistra, chiedevano che la
ribellione fosse soppressa [ma] ora voglio farvi io una domanda:
La Francia deve restare in Algeria? Se rispondete si,
allora dovete accettare tutte le necessarie conseguenze.
La Battaglia di Algeri mostra in che cosa consistano
queste necessarie conseguenze. Quando il film uscì
per la prima volta in Inghilterra e negli Stati Uniti, le scene
che mostrano la tortura con la fiamma ossidrica, lelettroshock,
e laffogamento parziale dei prigionieri furono censurate.
La nuova versione del film include però questi momenti
agghiaccianti. Inoltre, della musica assordante viene usata per
soffocare le grida delle vittime, una tecnica impiegata dalla
polizia militare e dai servizi segreti statunitensi ad Abu Ghraib
e Guantanamo.
Un cinema rivoluzionario
Nato nel 1919 a Pisa, Gillo Pontecorvo partecipò alla
resistenza antifascista, si iscrisse al Partito Comunista Italiano,
prendendo il comando della sua Terza Brigata di Milano durante
gli ultimi due anni della guerra. Nel 1956 Pontecorvo lasciò
il PCI a seguito della soppressione della rivolta ungherese da
parte dellUnione Sovietica.
Influenzato dal neo-realismo e dal regista russo Sergei Eisenstein,
Pontecorvo decise di dedicarsi al cinema dopo aver visto il film
Paisà, di Roberto Rossellini. Dal 1946 al 1956 girò
una serie di documentari come Pane e Zolfo, sui minatori
siciliani, e diresse il suo primo film nel 1957, il tuttora sottovalutato
La Grande Strada Azzurra. Diresse poi Kapò
(1960) che tratta di un campo di concentramento nazista, seguito
da La Battaglia di Algeri nel 1964. Dopo sei mesi di intense
ricerche ed interviste in Algeria e in Francia, cominciò
a girare il film in Algeri.
Il film di Pontecorvo usa tecniche cinematografiche che per
un film drammatico degli anni sessanta erano innovative. Inoltre,
il film per la prima volta tratta i nordafricani seriamente, invece
che, come era uso nei film europei e statunitensi, come figure
ridicole o sospette. Il suo svolgersi in una forma simile al documentario,
con narrativa e sottotitoli da cinegiornale, telecamere da sedici
millimetri portate a mano in stile giornalistico, e luso
di proclami ufficiali dellFLN e delle forze armate francesi,
rendono al film una carica straordinariamente dinamica.
Gli spettatori vengono portati dentro i vicoli stretti e nella
miseria della Casbah, con una rappresentazione attenta della repressione
di stato e delloppressione razzista che provocò la
ribellione. Le dimostrazioni di massa con centinaia di persone
verso la fine del film sono straordinarie e hanno unintensità
e urgenza che le immagini generate dai computer non potranno mai
replicare. Infatti, il realismo drammatico del film è talmente
convincente che la produzione si sentí obbligata a spiegare
nei titoli dapertura che il film non usa alcuna ripresa
giornalistica.
Bisogna anche mettere in evidenza che La Battaglia di Algeri
venne prodotto con solamente 800.000 dollari e nove professionisti
qualificati a disposizione, tra cui il cameraman Marcello Gatti.
Jean Martin (Colonnello Mathieu), bandito in Francia negli anni
50 per il suo sostegno alla resistenza algerina, era lunico
attore professionista. Tutti gli altri attori vennero reclutati
ad Algeri.
Haggiag (La Pointe) era un analfabeta che non era mai stato
al cinema prima di esser scelto per la sua parte nel film. Luomo
di mezzetà che tradisce La Pointe sotto tortura venne
temporaneamente rilasciato da una prigione in Algeri per recitare
la parte. Yacef Saadi, che recita la parte di Dhile Djafar, primo
contatto di La Pointe con i capi dellFLN, era uno dei membri
più importanti della resistenza, e il copione del film
si basa sulla sua storia.
Se da un lato La Battaglia di Algeri ebbe subito successo
in Algeria, in Italia e negli Stati Uniti, dove fu nominato per
tre premi Oscar, il film venne bandito in Francia e in Inghilterra
fino al 1971. Gli ex coloni algerini e lOAS (Organizzazione
dellArmata Segreta) si opposero violentemente al film. Alcuni
elementi di estrema destra minacciarono di morte le famiglie di
tre gestori di cinema in Francia, e delle bombe vennero piazzate
in alcuni cinema che intendevano mostrare il film. Nel 1972, una
banda di fascisti attaccò membri del pubblico durante una
proiezione del film a Roma, ferendone uno gravemente.
Dopo La Battaglia di Algeri, Pontecorvo girò
prima Queimada (1969), un film con Marlon Brando sul colonialismo
inglese e portoghese nelle Antille del Settecento, poi nel 1979
Ogro, che tratta del movimento separatista Basco. Questi
film, però non raggiunsero lo stesso livello dintensità
de La Battaglia di Algeri, che ispirò registi come
Costa Gavras, Marcel Ophuls e tanti altri ancora.
Il film ha dei limiti politici evidenti. Non fa alcuna menzione
delle fazioni avverse interne al movimento nazionalista algerino,
e non mostra limpatto che la resistenza delle masse algerine
ebbe sulle classi lavoratrici francesi, le quali furono protagoniste
di unondata di scioperi di protesta contro il governo di
Charles De Gaulle. Inoltre, il film ignora lopposizione
crescente dei soldati di leva dellesercito francese.
Nonostante questi problemi, che non vanno comunque minimizzati
o ignorati, La Battaglia di Algeri è una rappresentazione
intelligente e convincente della lotta al colonialismo che stabilisce
in maniera poderosa il diritto legittimo delle masse di qualsiasi
paese oppresso a resistere loccupazione imperialista. Soprattutto,
è impossibile vedere il film di Pontecorvo senza comprendere
che loccupazione dellIrak da parte degli Stati Uniti,
e tutti gli altri progetti neo-colonialisti sono utopie reazionarie
destinate al fallimento. Indipendentemente dal suo livello di
brutalità o di potenza militare, la repressione imperialista
non potrà mai sopprimere o eliminare le aspirazioni democratiche
delle masse oppresse dal colonialismo.
Top of page
The WSWS invites your comments.
Copyright 1998-2008
World Socialist Web Site
All rights reserved |