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Berlusconi attacca l’indipendenza del sistema giudiziario italiano

Di Peter Schwarz
24 Maggio 2003
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Il capo del governo, Silvio Berlusconi, ha reagito al verdetto del suo avvocato di vecchia data ed intimo confidente, Cesare Previti, dichiarando guerra all’indipendenza del sistema giudiziario italiano. La sua offensiva contro il sistema giudiziario italiano é senza precedenti per una democrazia europea del dopoguerra.

Berlusconi accusó i magistrati che dichiarono colpevole Previti nell’essere “politicizzati” e nell’intraprendere il loro lavoro con “la logica di putsch.” In un articolo di un giornale, egli espresse; “lo scopo di questi magistrati non é di stabilire la giustizia, ma invece di colpire a quelli che hanno un mandato di governare l’Italia.”

Berlusconi annunció che avrebbe agito nel riconstituire appena possibile l’immunità di procedimento giudiziario ai deputati parlamentari levata agli inizi degli anni novanta in seguito agli eventi delle mani pulite, che espose la diffusa corruzione dello stato italiano e dell’ambiente economico. Berlusconi prevede un onnicomprensivo divieto di qualsiasi procedimenti criminali contro il capo del governo, il presidente dello stato ed i presidenti dell’ entrambi camere del parlamento italiano fino alla fine del loro periodo in governo. Con tali misure, Berlusconi cerca d’indebolire la base di ogni procedimento contro lui stesso e processi come quelli contro il suo amico Previti.

La settimana scorsa una corte preliminare tenutasi a Milano ha condannato il sessantottenne Previti a undici anni di prigione per reati di offerte di tangenti e di aver corrotto giudici. Rimangono due appelli prima che la condanna diventi propriamente e giuridicamente esecutorio. Nello stesso tempo é anche possibile che il caso possa essere ritirato perché il reato fu commesso molto tempo fa o abrogato con una nuova legge. Tuttavia, la sentenza a Milano rinforza i reati gravi che erano stati lanciati contro lo stesso Berlusconi.

In base ad una schiacciante quantità di prove, i giudici a Milano dedussero che negli anni ottanta e nei primi anni novanta Previti corrosse i giudici d’inchiesta residenti a Roma per facilitare la società Fininvest di Berlusconi di dirigere la casa editrice Mondadori. Mondadori é la piú grande casa editrice ed ha interessi notevoli nel settore di riviste e giornali. Anche l’alto finanziere Carlo de Benedetti era interessato della Mondadori, ma la società fu data a Berlusconi seguente un giudizio legale. Secondo la corte giudiziaria di Milano, prima dell’acquisizione di controllo di Berlusconi, tangenti di milioni di lire furono pagati ai giudici romani che si occuparono dell’affare. Poco tempo dopo uno dei giudici coinvolti intraprese un posto di lavoro lucrativo nello studio legale di Previti.

Previti é uno dei piú intimi soci di Berlusconi. Fu vicino sin dall’inizio all’imprenditore edile di piccole proporzioni ed ebbe un ruolo determinante nella scalata oscura di Berlusconi nel diventare l’uomo piú ricco d’Italia. Suo padre, Umberto Previti, aveva giá servito come dirigente aziendale e socio nella società edilizia di Berlusconi e agì come leader per la sua entrata negli affari della televisione. Come avvocato aziendale per gli interessi finanziari di Berlusconi, il figlio di Umberto, Cesare, ebbe un ruolo simile a quello del consigliere della famiglia Corleone del film Il Padrino. Egli si concentrò sugli affari finanziari e questioni legali e coltivò relazioni con personaggi influenti. Tra i suoi servizi fu l’acquisto del posto principale di potere di Berlusconi, la villa lussuosa ad Arcore, vicino a Milano, per un prezzo bassissimo.

Da molto tempo Previti fu un simpatizzante del fascista Msi (Movimento Sociale Italiano). Nel 1994, seguì Berlusconi nella vita politica e diventò membro di Forza Italia, nella quale rappresenta nel Parlamento fino ad oggi. Nel 1994, Berlusconi cercò di nominarlo Ministro di Giustizia, ma non ci riuscì perchè il Presidente di Stato aveva intervenuto per sospendere la nomina. Poi Previti prese controllo di responsabilità del Ministro di Difesa e fece uso della sua posizione per lanciare un attacco vigoroso contro il sistema giudiziario italiano.

Previti affronta una seconda simile corte di procedimento, che fra la lista di quelli accusati c’é anche Berlusconi. Si tratta del fallito tentativo di privatizzare l’azienda alimentare SME nel 1985, il risultato di una decisione giudiziaria arrivata attraverso la corruzione di Berlusconi dei giudici, secondo gli avvocati dello Stato. È stato affermato che Berlusconi fu capace d’imbrogliare il suo rivale Carlo de Benedetti, che aveva già firmato un contratto per acquistare l’azienda. Berlusconi, poi, fece una offerta piú alta e l’accordo con de Benedetti fu poi annullato da una decisione giudiziaria.

Questo processo sarà l’ultimo in una serie di oltre di una dozzina di procedimenti che accusa Berlusconi con la falsificazione di conti, falsa testimonianza, ed evasione fiscale. Fu dichiarato colpevole in primo luogo su tre occasioni e condannato a sei anni di prigione. Fino ad ora Berlusconi fu sempre capace di evitare la prigione con appelli sostenendo che le prove contro di lui non siano abbastanza, o che le accuse furono lasciate perché il reato fu commesso molto tempo fa.

Quando diventò capo del governo tre anni fa, Berlusconi aveva ancora quattro procedimenti che incombevano su di lui. Da allora, tre furono lasciate perché sfruttò la sua maggioranza parlamentare per cambiare le leggi rilevanti. Sperava di evitare il rimanente processo con una legge dello scorso anno che permette una persona accusata di cambiare il luogo del processo se lui può dimostrare pregiudizio da parte dei magistrati. Nonostante proteste che di milioni d’italiani, la legge fu debitamente passata dalla maggioranza di destra nel parlamento. Nonostante ciò il piano di trasferire il processo e cercare di guadagnare tempo crollò quando la corte d’appello rifiutò di accettare la richiesta che i giudici selezionati per il processo di Berlusconi erano parziali.

Il 5 maggio, una settimana dopo la irrogazione della pena di Previti, Berlusconi apparì in corte per la prima volta in relazione alle asserzioni del SME. In un discorso durato un’ora, lui proclamò che il suo rivale de Benedetti—non lui—aveva pagato tangenti per acquistare l’azienda alimentare dell’ IRI per un prezzo molto basso.

Senza meraviglia, il presidente della IRI in quel momento era Romano Prodi, oggi il presidente dell’Unione Europea, che é reputato come un avversario potenziale a Berlusconi nelle prossime elezioni generali.

Secondo la versione degli eventi di Berlusconi, a seguito di una richiesta del suo amico, l’ex capo di governo, Bettino Craxi, lui intervenì negli affari in una maniera completamente altruista per prevenire qualsiasi danno allo stato italiano. Berlusconi concluse che lui meritava lodi e non condanne per le sue azioni. Craxi, che spese i suoi ultimi anni in esilio in Tunisia per evitare un torrente di reclami e processi per accuse di corruzione, e da tempo morto e quindi incapace di convalidare la versione degli eventi di Berlusconi.

Il caso di SME potrebbe essere importuno per Berlusconi. La sentenza si aspetta all’inizio di luglio quando l’Italia deve prendere sede dell’EU. Per questa ragione ci sono già discussioni nei circoli di governo nel rimandare il processo con una legge appropriata. Quelli a favore di tale misura sostengono che questo eviterebbe danno all’immagine dell’Italia all’estero e proteggerebbe gl’interessi dello stato nazionale.

Vedi:
La “Casa delle libertà” di Berlusconi—una nuova dimensione nello sviluppo della destra in Europa
[1 maggio 2001]