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Presidente della Repubblica Ciampi blocca le riforme
giudiziarie di Berlusconi
Di Marianne Arens
22 gennaio 2005
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Il 16 dicembre 2004 il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ha rifiutato
di firmare la legge sulla riforma giudiziaria proposta dal Premier
Silvio Berlusconi, bloccandone quindi la sua attuazione. Le riforme
sono state approvate dal parlamento il primo dicembre, sulla base
dei voti della maggioranza di destra, che consiste di Forza Italia,
il partito neo-fascista Alleanza Nazionale, la Lega Nord e lUDC
(Democratici Cristiani).
Lazione di Ciampi significa che la proposta dovrà
tornare alle Camere per ulteriori dibattiti.
Fra le proposte piú significative della legge vi erano
restrizioni sullautorità del Consiglio Superiore
della Magistratura (CSM), il quale è responsabile della
selezione, promozione e assegnazione dei giudici. Il Consiglio
è indipendente dal governo. I suoi membri sono eletti da
deputati parlamentari e giudici, e il suo operato è controllato
dal presidente della repubblica.
La legge includeva anche misure che erodono lindipendenza
del pubblico ministero, che, come i giudici italiani, è
indipendente dal potere esecutivo. Proponeva di porlo sotto il
diretto controllo del ministro di giustizia. Ciò avrebbe
dato al governo il potere di esercitare influenza sulle tempistiche
e locazioni delle procedure penali.
La riforma avrebbe proibito che un pubblico ministero
o un giudice potesse esprimere commenti politici, partecipare
ad attività politiche o sindacali o a manifestazioni. Altre
clausole erano state progettate per separare piú rigidamente
pubblico ministero e giudici, e per dare al governo maggior potere
sulla loro selezione. Ad esempio, test psicologici sulla prestazione
venivano introdotti per determinare la loro idoneità.
La legge sulla riforma giudiziaria è un severo attacco
al principio costituzionale dellindipendenza politica della
magistratura e ai diritti democratici in generale. Il veto di
Ciampi non significa che tali minacce siano state ovviate definitivamente.
Se il progetto di legge viene di nuovo approvato dalle Camere,
Ciampi non può legalmente rifiutare di firmarlo in legge.
Lo stesso scenario si verificò un anno fa con le riforme
mediali di Berlusconi. Seppur inizialmente il presidente avesse
opposto il suo veto alla ratificazione, la legge veniva successivamente
promulgata dopo essere passata la seconda volta al parlamento.
La questione della riforma giudiziaria di Berlusconi
comincia allinizio del suo secondo governo nellestate
del 2001. Da allora, il governo ha adottato una campagna sistematica
al fine di indebolire o abolire leggi e regole esistenti, come
quelle che regolano metodi di contabilità, riciclaggio
di denaro e il divieto per un funzionario pubblico di essere proprietario
di titoli azionari. La cosiddetta legge Cirami introduceva il
concetto di sospetto legittimo contro la magistratura.
Se un accusato crede che il giudice abbia dei pregiudizi, può
chiedere che il processo venga trasferito in altro luogo.
Mezzo milione di persone manifestarono due anni fa a Roma contro
questo attacco del governo sulla magistratura. Il 24 novembre
2004, giudici e pubblico ministero indissero uno sciopero contro
la riforma. In tale occasione Berlusconi dispregiativamente si
riferí a loro chiamandoli toghe rosse, dopo
altri commenti da lui fatti precedentemente secondo cui i giudici
sono mentalmente disturbati e antropologicamente
diversi dal resto della razza umana.
Il 16 dicembre, il giorno del veto di Ciampi alla riforma giudiziaria,
il parlamento ha varato, grazie ad un minimo margine di maggioranza,
una nuova legge, molto controversa, che accorcia i termini di
prescrizione. La legge è stata subito soprannominata Salva
Previti, poiché faciliterebbe lamnistia di
Cesare Previti, avvocato di fiducia del Cavaliere, condannato
lanno scorso a 11 anni di reclusione per corruzione giudiziaria.
La nuova legge potrebbe causare la sospensione di centinaia,
se non migliaia, di processi ed è disegnata su misura a
vantaggio di vari membri attuali del governo. Berlusconi stesso,
come Marcello DellUtri, è fra quelli che ne traerebbero
i piú grossi vantaggi.
DellUtri, da lungo tempo consigliere personale di Berlusconi
e fondatore e senatore di Forza Italia, venne condannato l11
dicembre a nove anni di reclusione per associazione mafiosa. Secondo
il giudice, DellUtri era garante degli interessi della
mafia nella Fininvest di Berlusconi e un rappresentante
di Cosa Nostra.
Nel caso di Berlusconi, diversi processi penali sono stati
intrapresi contro di lui per falso in bilancio, frode e corruzione.
Nel mese di dicembre 2004, il tribunale di Milano emetteva sentenze
riguardanti due accuse per aver corrotto un giudice. Il pubblico
ministero Ilda Boccassini chiedeva otto anni di reclusione, ma
Berlusconi venne assolto sulla base di circostanze attenuanti
e per avvenuta prescrizione.
Conflitto allinterno della classe dirigente
Berlusconi, simultaneamente primo ministro, cittadino piú
ricco dItalia e proprietario dellimpresa di mass media
piú grande dItalia, mira a due elementi fondamentali
nella sua campagna contro la magistratura: prima di tutto, vuole
proteggere se stesso e le sue imprese dalla giustizia; secondo,
vuole attenuare le restrizioni legali sulle attività della
classe dirigenziale aziendale italiana.
Berlusconi rappresenta una sezione della classe dominante che
mira a liberarsi delle forme tradizionali di democrazia borghese
parlamentare e a stabilire forme di governo piú autoritarie
al fine di attaccare piú efficientemente i diritti e gli
standard di vita della classe lavoratrice.
I suoi opponenti nellapparato giudiziario e lassociazione
dei giudici, lANM (Associazione Nazionale della Magistratura),
rappresentano una fazione della borghesia italiana che teme le
implicazioni politicamente e socialmente destabilizzanti dei metodi
gangsteristici di Berlusconi. Appartengono a questo campo anche
i politici dellopposizione di centro-sinistra e una sezione
della burocrazia sindacale.
Un rappresentante di questa fazione è Antonio Di Pietro,
presidente nazionale dellItalia dei Valori e membro del
parlamento europeo. In seguito alla sentenza di DellUtri,
Di Pietro incitava le dimissioni di Berlusconi e le elezioni anticipate.
Questa classe politica non è degna di condurre questo
paese, dichiarava Di Pietro.
Dodici anni fa, Di Pietro lavorava come pubblico ministero
durante loperazione Mani Pulite, una campagna contro la
corruzione politica. Tale operazione contro una corruzione ormai
pervasa fra tutti i partiti politici maggioritari del dopoguerra
marcava, in ultima analisi, un nuovo orientamento della borghesia
italiana, assicurando cambiamenti legali nel campo della politica
economica e sociale. La sua mira era quella di creare condizioni
migliori perché lItalia potesse partecipare allUnione
Monetaria Europea ed adottare la nuova moneta europea, lEuro.
La cosiddetta Tangentopoliil sistema di clientelismo
e raccomandazioniera visto come una barriera al successo
dellItalia nelleconomia globale.
Mani Pulite portò alla giustizia numerosi personaggi
politici ed imprenditoriali prominenti arrestandoli, giocando
quindi un ruolo centrale nel disfacimento dei maggiori partiti
del dopoguerrai Democristiani e i Socialisti. Un vuoto politico
ne risultò. Principalmente a causa dellinfluenza
del Partito Comunista Italiano stalinista (PCI), la classe lavoratrice
rimase passiva e disorientata, permettendo quindi a Forza Italia
e ai neofascisti di beneficiarne. Fu a questo punto che Berlusconi
ascese come politico di prominenza.
Uno dei portavoce attuali della fazione anti-berlusconiana
è Romano Prodi. Lo scorso novembre, Prodi venne sostituito
come presidente della Commissione europea e da allora si è
impegnato a promuoversi come lopponente di Berlusconi alle
elezioni del 2006.
Prodi è un personaggio ben noto. Dal 1996 al 1998, fu
primo ministro conducendo una campagna deleteria di tagli di bilancio
per assicurare lentrata dellItalia allUnione
Monetaria Europea. Il suo governo iniziò gravi attacchi
al sistema pensionistico italiano che da allora sono solo aumentati.
Oggi, Prodi ha il sostegno di tutti i partiti di centro-sinistra,
compresa Rifondazione Comunista (PRC), uno dei partiti rimasti
dalla dissoluzione del PCI. Sei mesi fa, il PRC si associava allUlivo
per formare la Grande Alleanza Democratica (GAD). Durante lo sciopero
del 30 novembre contro il governo Berlusconi, Prodi, portavoce
della manifestazione a Roma, propose un movimento per la
rinascita politica del paese. Ad una conferenza dellUlivo
a Milano, Prodi veniva accolto con un grande applauso.
Il presidente Ciampi stesso giocò un ruolo politico
prominente negli anni 90. Fra la primavera del 1993 e quella
del 1994, era capo di un governo interinale che abolí lindicizzazione
automatica dei salari allinflazione, implementò un
intenso programma di privatizzazione, ed introdusse una nuova
legge elettorale che aiutò lascesa al potere di Berlusconi.
Dal 1996 al 1999, era ministro del Tesoro nei governi Prodi e
Massimo DAlema, questultimo leader del Partito dei
Democratici di Sinistra (PDS), altro rimasuglio risultante dalla
disintegrazione del PCI. Il governo DAlema implementò
un bando agli scioperi per la prima volta dalla fine della Seconda
Guerra Mondiale e condusse il paese alla guerra del Kosovo, eludendo
il parlamento.
Questi stessi politici e partiti che oggi esprimono le critiche
piú aspre nei confronti di Berlusconi, sono responsabili
per i precedenti attacchi sulla popolazione che causarono frustrazioni
e delusioni popolari e prepararono la strada al governo Berlusconi.
Continuano a sostenere la guerra contro il terrorismo
di Berlusconi, in nome della quale il Premier sta distruggendo
diritti democratici fondamentali.
La riforma giudiziaria del governo Berlusconi rappresenta
un ennesimo attacco ai diritti democratici e un ulteriore passo
verso linstaurazione di un regime dittatoriale. Tuttavia,
la lotta contro tali attacchi non può essere affidata al
sistema giudiziario capitalista o allopposizione di centro-sinistra.
Può essere affrontata solo attraverso la mobilitazione
della classe lavoratrice sulla base di una prospettiva socialista
internazionale.
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