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Il governo Berlusconi intensifica gli attacchi contro Rom e stranieri

Di Marianne Arens
9 luglio 2008

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Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in tedesco il 3 luglio 2008 e in inglese il 5 luglio 2008.

Silvio Berlusconi compie i primi due mesi del suo quarto governo. Il magnate mediatico multimiliardario sa di poter contare su una sicura maggioranza parlamentare risultante da una sconfitta umiliante di tutte quelle organizzazioni emerse dal Partito Comunista Italiano, in particolare Rifondazione Comunista.

La coalizione di destra di Berlusconi, composta dal suo partito Forza Italia, il partito postfascista Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, e i secessionisti di Lega Nord capeggiati da Umberto Bossi, non ha perso tempo e ha già varato varie leggi sostanziali. Ha introdotto misure repressive contro gli immigrati, ha deportato coercitivamente immigrati poveri, ha aperto la strada all’uso dell’esercito per scopi interni e ha acconsentito al ritorno all’energia nucleare. Allo stesso tempo Berlusconi ha introdotto una nuova normativa sull’immunità di alte cariche dello stato che lo proteggerebbe da procedure legali.

L’opposizione a volte si trova in uno stato di paralisi, a volte resta passiva e altre volte addirittura condivide l’offensiva, come nel caso di Veltroni che ovviamente mantiene ancora speranze di una possible grande coalizione che gli permetterebbe di co-governare.

Persecuzioni dei Rom

Alla fine della scorsa settimana, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, coordinatore della Lega Nord, annunciava una nuova normativa discussa dal governo: la creazione di un data base per lo schedamento di persone, soprattutto Sinti e Rom, che conterrebbe informazioni di DNA, impronte digitali e foto di ogni individuo soggetto a tale provvedimento. Tale raccolta dati include anche bambini. È stato necessario riattivare una legge fascista del 1941 per poter implementare il provvedimento.

Il ministro dell’Interno ha giustificato la proposta dicendo che i bambini Rom debbono essere subordinati a controllo nazionale poiché sono usati dai genitori per lo scopo di mendicare. “Prenderemo le impronte anche dei minori, in deroga alle attuali norme, proprio per evitare fenomeni come l’accattonaggio,” Maroni ha dichiarato.

Durante la loro campagna elettorale all’inizio dell’anno, Berlusconi e i suoi alleati avevano già reso note le loro intenzioni di deportare decine di migliaia di Rom e di rimandarli in Romania e negli stati dell’ex Jugoslavia.

Il provvedimento è stato aspramente criticato da organizzazioni di diritti umani e dal Consiglio d’Europa. Riferendosi palesemente alle leggi razziali implementate dai fascisti, il Segretario Generale del Consiglio d’Europa Terry Davis ha dichiarato: “Questa proposta richiama analogie storiche cosí ovvie che non è nemmeno necessario specificare.” Ha lanciato un appello per “democrazia in Italia e per le autorità” al fine di fermare la legge.

Rappresentanti di Amnesty International, la Lega Anti Diffamazione (Anti-Defamation League) e l’UNICEF sono stati più espliciti. Luciano Scagliotti del Network Europeo Contro il Razzismo (European Network Against Racism) ha detto che “ogni tipo di legge o misura giustificata sulla base di origini etniche” deve essere condannata. “È esattamente come ai tempi dei nazisti che schedavano gli ebrei nel 1938.”

Lo schedamento dei Rom rappresenta l’ultima di una serie di misure repressive contro gli immigrati. Il governo ha già varato un provvedimento che definisce crimine l’entrata in territorio italiano senza documenti d’identificazione adeguati. A metà giugno il senato ha anche approvato il pacchetto sicurezza, che già include l’allestimento di un data base per il DNA e l’arresto di cosiddetti “immigrati clandestini” per un periodo fino a 18 mesi di detenzione, oltre ad una procedura rapida di deportazione.

Da maggio di quest’anno, sulla base di “ragioni di pubblica sicurezza”, lo stato ha avviato un processo di vere e proprie retate di stranieri dall’Europa dell’est e dai Balcani, dal nord Africa e dalla Cina. La polizia ha irrotto con forza negli accampamenti Rom, come successo a Roma, mentre a Napoli si sono verificati veri e propri pogrom in cui gli accampamenti venivano incendiati da gruppi di dubbia provenienza con il contributo determinante della Camorra.

Attraverso la sua repressiva “campagna contro gli stranieri criminali”, Berlusconi tenta di distrarre l’attenzione pubblica dai gravi problemi sociali che stanno dilaniando il paese. La popolazione lavoratrice è confrontata da una crisi del tenore di vita, in condizioni in cui molti giovani conoscono solo la prospettiva della disoccupazione o di un lavoro precario in cambio di un salario insufficiente alla sopravvivenza. Una sostanziale percentuale della classe lavoratrice risente e soffre del vertiginoso aumento dei prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari, causa di un elevato impoverimento della popolazione. L’inflazione è aumentata al 3.8 per cento a giugno—il livello più alto degli ultimi dodici anni. Gli anziani sono le vittime più vulnerabili.

Impiego dell’esercito all’interno

Il governo Berlusconi si sta preparando a violenti confronti rinforzando i poteri dello stato. Ha già usato la crisi dei rifiuti a Napoli come una scusa per utilizzare l’esercito all’interno del territorio nazionale, una misura finora incostituzionale.

Lo smaltimento dei rifiuti a Napoli è nella maggior parte dei casi nelle mani della Camorra. L’organizzazione di questo gruppo criminale, conosciuta localmente come “O sistema”, permette l’esecuzione di operazioni illegali come lo spaccio, l’estorsione, la prostituzione, il riciclaggio di denaro e il traffico di narcotici, oltre ad effettuare attività ufficiali per conto dello stato. Le imprese possono risparmiare costi per lo smaltimento dei rifiuti se assumono la Camorra, la quale se ne sbarazza illegalmente gettandola nel sud.

La popolazione napoletana vive con montagne di mondezza nelle strade da novembre 2007. Ogni tanto una collina di rifiuti esplode dato il contenuto di materiale combustibile. Appena insediato, il governo Berlusconi ha promesso una soluzione al problema. Ora la sua risposta è l’utilizzo dell’esercito contro quella parte della popolazione che protesta contro i pericoli di contaminazione derivanti da questo disastro ecologico.

Poco dopo la sua instaurazione, il nuovo governo designava il territorio affetto dalla crisi “zona militare” al fine di controllare e prevenire ulteriori proteste. Allo stesso tempo annunciava un programma di costruzione di quattro discariche. È presumibile che tale progetto sia sotto il controllo della Camorra.

Una di queste discariche è stata progettata in Zona Flegrea, area nota per la sua rilevanza culturale e ricreativa nel golfo di Napoli. Un’altra discarica è prevista a Chiaiano a qualche centinaio di metri dall’ospedale locale in una zona di 250.000 abitanti, prettamente classe lavoratrice. Le conseguenze saranno letali per il carattere rurale di quest’area, conosciuta per i suoi pascoli ovini, la sua apicultura e i suoi ciliegi.

Varie proteste contro le discariche sono state già avanzate. Il 23 maggio, due giorni dopo la prima riunione del nuovo governo, che Berlusconi aveva organizzato a Napoli, violente proteste si verificavano a Chiaiano. Il governo ha reagito brutalmente, ma ci sono voluti due giorni per contenere la situazione. Molti dei partecipanti alla protesta restavano feriti o venivano arrestati. L’area da allora è sotto continuo controllo militare e della polizia.

Berlusconi ha minacciato di utilizzare l’esercito a Chiaiano e Agnano (altra località che ha visto simili proteste). L’esercito è già nella regione, in postazione, pronto ad intervenire. Guido Bertolaso, designato a risolvere la crisi dei rifiuti, ha dichiarato al giornale austriaco Standard che l’esercito è “in uso continuo al fine di sgombrare le strade dai rifiuti”.

Centrali nucleari

Il governo ha assunto una politica irresponsabile e antidemocratica non solo riguardo la crisi dei rifiuti ma anche in riferimento all’utilizzo di energia. Un decreto governativo, varato senza alcun dibattito parlamentare, ha spianato la strada al ripristino di un programma di produzione energetica nucleare subordinato al sistema di profitto.

Dopo il disastro di Cernobyl, l’elettorato italiano aveva optato per l’eliminazione dell’energia nucleare in un referendum dell’8-9 novembre 1987. Ora il governo ha annunciato repentinamente di voler reintrodurre le centrali atomiche sulla base di un taglio ai costi energetici e giustificando la necessità di indipendenza dal petrolio libico e russo.

Ne Il Manifesto, Massimo Serafini commenta: “Così pochissime persone, in pochissimi minuti hanno tranquillamente e senza porsi domande deciso di seppellire un voto popolare che, con un referendum votato in massa, aveva chiuso definitivamente con questa tecnologia insicura, che produce scorie radioattive che solo la camorra o i fabbricanti di bombe atomiche sanno come smaltire.

Mi chiedo in quale girone dell’inferno stia precipitando questo paese per meritarsi una classe dirigente che considera più pericoloso, per la cittadinanza, un campo rom di una centrale nucleare.”

Legge sull’immunità

Non è sorprendente che Berlusconi abbia utilizzato le sue prime settimane al potere per ritornare alla sua guerra contro la magistratura. Ha ripreso il suo precedente progetto di immunità per le più alte cariche dello stato, includendo soprattutto se stesso. Tale immunità fu abolita negli anni ‘90 in seguito a Mani Pulite.

Il primo pacchetto di leggi, avente a che fare con la sicurezza, promossa dal Senato a metà giugno, già contiene una clausola “ad personam”, la cosiddetta “Lex Berlusconi”. Questa clausola afferma che tutti i processi riguardanti reati commessi prima della metà del 2002 devono essere posticipati di un anno. Le uniche eccezioni sono i reati di criminalità organizzata, reati relativi a incidenti sul lavoro, o crimini la cui sentenza preveda detenzioni di almeno 10 anni. Questa clausola determina il rinvio di un anno per un processo importante attualmente in corso contro Berlusconi.

Il processo contro Berlusconi è già entrato nella fase finale. Berlusconi è accusato insieme all’ex avvocato britannico David Mills, marito del ministro alla Cultura britannico Tessa Jowell. Berlusconi è accusato di aver pagato 600.000 dollari (380.000 euro) sotto forma di tangenti a Mills per indurre quest’ultimo a testimoniare il falso in relazione a due processi tenuti verso la fine degli anni ‘90. Il presidente del consiglio rischia una sentenza di 6 anni.

Berlusconi sta cercando di varare una nuova versione della legge sull’immunità per le più alte cariche dello stato, legge che è stata bocciata dalla Corte Costituzionale quattro anni fa. Il cosiddetto “Lodo Schifani” sospenderebbe tutti i processi legali contro, appunto, le più alte cariche dello stato e cioè il presidente della repubblica, il presidente del consiglio, i presidenti di Camera e Senato e il presidente della Corte Costituzionale.

Questa legge è un assegno in bianco per Berlusconi, il quale è stato accusato in non meno di 12 sentenze di falso in bilancio, spergiuro, evasione fiscale e tangenti. In 3 occasioni è stato dichiarato colpevole e condannato a 6 anni di detenzione. In ogni singolo caso è stato in grado di appellarsi con successo contro i verdetti.

Nel giustificare la nuova legge, Berlusconi ha riferito al suo consiglio dei ministri “O faccio il presidente del consiglio o dedico il mio tempo a preparare le udienze. Tutte e due le cose non si possono fare.”

Come si prevedeva il suo consiglio dei ministri ha sottoscritto la nuova legge sull’immunità che deve ora essere sottoposta ad entrambe le camere del parlamento italiano.

Il precursore di questa legge, il “Lodo Maccanico-Schifani”, fu originariamente redatto da Antonio Maccanico, deputato della Margherita, partito alleato con il governo Prodi. Cinque anni fa, nel giugno 2003, la legge—incluse le modifiche apportate da Schifani—fu varata da Berlusconi e approvata dal parlamento. Nel gennaio 2004, tuttavia, veniva dichiarata anticostituzionale dalla Corte Costituzionale che la contestò in quanto contravveniva alla clausola per la quale tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge.

Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha ancora una volta dichiarato la sua opposizione a quest’ultimo progetto di legge sull’immunità dichiarandolo altresí incostituzionale. Il consiglio dei giudici ha fatto notare che la “Lex Berlusconi” è già risultata nel congelamento di decine di migliaia di processi.

La posizione adottata dal CSM ha portato ad un altro violento attacco da parte di Berlusconi. Dinanzi ad una riunione di esponenti di rilievo del mondo degli affari, la scorsa settimana, con rabbia condannava i “giudici politicizzati” come “metastasi della democrazia”. In un precedente sfogo Berlusconi aveva condannato i giudici italiani come “doppiamente matti”, “mentalmente disturbati” e “antropologicamente diversi dalla razza umana”.

Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso la sua preoccupazione riguardo alla rinnovata ostilità tra governo e magistratura ed ha richiamato ad un “dialogo costruttivo” tra i distinti reparti, inclusa l’opposizione parlamentare di Veltroni.

Un’opposizione docile

Alla luce del razzismo esplicito, gli spietati attacchi all’indipendenza del potere giudiziario e il nepotismo alla base del governo Berlusconi, è appropriato descrivere il regime attuale come “dominio dei poteri occulti”. Il fatto che questa banda di criminali sia in grado di assumere poteri per la terza volta è dovuto interamente alla degenerazione politica dei cosiddetti “partiti di sinistra”.

Il governo uscente di Prodi, che includeva una coalizione che si estendeva da ex democristiani a Rifondazione, ha consistentemente implementato le richieste dei circoli finanziari internazionali contro la classe lavoratrice. Ha mantenuto invariata la politica militare estera nonostante un’intensa opposizione popolare e ha completamente perso credibilità nel giro di due anni. Ora, dopo aver rielevato Berlusconi al potere, non si degna nemmeno di fare l’opposizione.

Finora Veltroni, leader del Partito Democratico (PD), ha avuto ben poche parole di critica nei confronti dell’operato di Berlusconi. Il risultato è stato un rapido declino della credibilità di Veltroni e del suo partito agli occhi dell’elettorato. Il partito, fondato appena dieci mesi fa dalla fusione dei Democratici di Sinistra e i democristiani della Margherita, già manifesta sintomi di scissione interna. ad un recente congresso di partito l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi (durante l’ultimo governo Prodi) è arrivato a chiedere che Veltroni si dimetta.

Inoltre, il primo luglio il giornale dell’ex PCI L’Unità pubblicava una lettera aperta di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, indirizzata a Veltroni. L’ex pubblico ministero chiedeva a Veltroni di partecipare in una manifestazione congiunta l’8 luglio a Roma per protestare contro la legge sull’immunità. All’inizio degli anni ‘90 Di Pietro era una figura centrale durante la campagna Mani Pulite, che risultò nel collasso del vecchio sistema partitico dominato dalla Democrazia Cristiana.

Veltroni, tuttavia, non desidera protestare la legge sull’immunità. Ha detto infatti al giornale La Repubblica che è preparato a condividere un provvedimento che offra immunità a cariche prominenti. Ovviamente sta pensando che qualcuno nel suo partito possa beneficiarne.

Negli anni di governo di centrosinistra, entrambi Veltroni e Prodi hanno rinunciato a qualsiasi provvedimento che potesse sfidare l’impero di corrotti interessi mediatici, finanziari e politici controllato da Berlusconi. Invece hanno creato le condizioni che hanno permesso un ritorno al potere di Berlusconi implementando misure di austerità alle spese della popolazione lavoratrice, oltre a espliciti attacchi ai diritti democratici e sociali. Ora entrambi questi politici sono ardentemente opposti a qualsiasi mobilitazione di massa che inevitabilmente si svilupperebbe in un’offensiva anche contro i partiti dell’opposizione.

Il ruolo di Veltroni e Prodi è particolarmente evidente a Napoli. Il presidente della Campania, Antonio Bassolino, ex sindaco di Napoli, è membro del PD e ex membro del PCI. Il suo ruolo è stato strumentale nella crisi dei rifiuti. Per un periodo è stato perfino nominato responsabile di una commissione governativa speciale che avrebbe dovuto risolvere la crisi.

Una responsabilità speciale per il ritorno al potere di Berlusconi resta a Rifondazione, che ha fornito la copertura di sinistra al governo Prodi. Cosí facendo, il partito ha perso anche l’ultima briciola di supporto popolare. Alle ultime elezioni di aprile Rifondazione non è riuscito nemmeno ad ottenere sufficienti voti per una rappresentazione parlamentare.

Quando il ministro dell’Interno Maroni ha annunciato recentemente il suo programma di schedamento dei Rom, Paolo Ferrero, leader di Rifondazione e ex ministro della Solidarietà Sociale sotto il governo Prodi, lo ha condannato accusando il governo Berlusconi di “metodi fascisti”. Ferrero diceva ai mass media: “Mi metterò in fila anch’io [con i Rom]”.

Questa sceneggiata politica ha lo scopo di distrarre l’attenzione pubblica dal suo stesso operato. Ferrero era l’unico ministro di Rifondazione nel governo Prodi. Per due anni il partito è stato complice degli attacchi di Prodi alla classe lavoratrice e, con l’accordo del Ferrero stesso, ha emanato un decreto di deportazione contro i Rom romeni e ex jugoslavi. Le liste per le deportazioni erano state già compilate a novembre scorso. Berlusconi non ha fatto altro che tirarle fuori dal cassetto e implementarle.