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No alla Terza Guerra Mondiale! Per la costruzione di un movimento socialista contro la guerra!

Dichiarazione della redazione editoriale del World Socialist Web Site
26 aprile 2018

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Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 17 aprile 2018

Fin dai giorni in cui gli USA e la Nato hanno lanciato più di cento missili sulle città di Damasco e Homs, è chiaro che le potenze imperialiste non siano affatto soddisfatte delle carneficine compiute finora. Poche ore dopo i bombardamenti, i giornali europei e quelli statunitensi hanno cominciato a sfornare articoli su articoli con i quali chiedono a gran voce sia una escalation delle operazioni di guerra che il cambio del regime siriano.

Il Wall Street Journal, facendosi portavoce di alcuni strati delle élite attualmente al potere e allineate alle posizioni dell'appena eletto consigliere nazionale per la sicurezza degli Stati Uniti, John Bolton, ha dichiarato: “Un solo ciclo di bombardamenti non cambierà lo status quo delineatosi sul campo di battaglia siriano, o la realtà strategica che l'asse tra la Russia l'Iran e Assad si stia dimostrando vincente”.

“Se il signor Trump intende indebolire l imperialismo russo e iraniano, ha bisogno di una strategia più ambiziosa”, continua l'articolo. “La prossima volta l'attacco dovrà esser più severo ”.

E poi concludeva: “Gli Stati Uniti, saranno in grado di assicurare i propri obiettivi nella regione, solamente quando la Russia e l’Iran cominceranno a pagare un prezzo più alto in Siria.”

Le implicazioni di queste dichiarazioni sono chiare: per ora, gli Stati Uniti, per necessità di ordine tattico si sono limitati al solo bombardamento, evitando quindi un attacco su larga scala che avrebbe scatenato una vera e propria guerra con le forze iraniane e russe, ma ciò significa che il lancio di una violenta campagna in grande stile sia solamente una questione di tempo. E il fatto che un conflitto simile possa avere conseguenze apocalittiche per l'umanità non tratterrà di certo le potenze imperialiste dal metterlo comunque in atto.

Tra le righe di questi richiami alla “dominazione regionale” o alle richieste di “trasformare la Siria nel Vietnam degli Ayatollah” si trova il pretesto usato per giustificare l'ultimo attacco militare degli USA, ovvero l'uso di armi chimiche a Douma, il 7 aprile scorso, supposta opera del governo siriano.

La propaganda utilizzata per giustificare i bombardamenti mostra il disprezzo sia per l'intelligenza dell'opinione pubblica che per lo stesso diritto alla ricerca della verità. Dopo venticinque anni di guerre interminabili, milioni di persone sono diventate assuefatte a questo tipo di isteriche e ipocrite affermazioni accusatorie che gli imperialisti usano per mascherare le loro mire predatorie ai danni di paesi indifesi e presentandole al pubblico come missioni sacre combattute per la libertà del genere umano.

Washington, Londra, Parigi e Berlino si comportano come se non si ricordassero delle bugie raccontate da Bush, durante il periodo del suo governo, sulle “armi di distruzione di massa” o dello scadente e ridicolo pretesto umanitario usato da Obama per radere al suolo la Libia ed assassinare Muammar Gheddafi.

Ma dietro a queste miserabili bugie, c'è ben altro. In una dichiarazione della Fondazione Weizsacker, firmata da numerosi ufficiali di alto livello del governo tedesco, rispondendo a domande sulla crisi siriana, dichiara: “Nessuna delle cause strutturali che hanno portato allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è stata in qualche modo risolta”.

Quali sarebbero queste “cause strutturali”? Sono le contraddizioni fondamentali del sistema capitalistico, evidenziate dai più grandi marxisti del '900: gli instancabili sforzi delle potenze imperialiste finalizzate a ritagliarsi sfere di influenza nello scenario globale, derivanti dai conflitti fra gli stati nazione e l'economia globale.

Nella sua opera L'Imperialismo, pietra miliare della letteratura marxista e scritto più di cento anni fa, il rivoluzionario russo Vladimir Lenin scrisse: ” in regime capitalista non si può pensare a nessun'altra base per la ripartizione delle sfere d'interessi e d'influenza, delle colonie, ecc., che non sia la valutazione della potenza dei partecipanti alla spartizione, della loro generale potenza economica, finanziaria, militare” che viene a determinarsi attraverso i conflitti armati. “Le alleanze di pace preparano le guerre e a loro volta nascono da queste”, notava Lenin.

Per assicurarsi un posto nella spartizione e ridivisione imperialistica dell'intero globo, ovvero per raggiungere quella condizione che Guglielmo II di Germania definiva quella di “accaparrarsi un posto al sole”, le potenze imperialiste sono disposte alle più disperate e catastrofiche azioni militari.

Per gli USA soprattutto, la cui egemonia mondiale si sta sbriciolando a fronte della perdita della sua preminenza economica, non si prospetta altra via percorribile. Da oltre un quarto di secolo Washington ha finanziato una infinita serie di guerre sanguinose, con la finalità di controbilanciare la sua debolezza economica. In modo sempre più consistente, attraverso la dottrina della “competizione strategica” così come annunciata dal Pentagono all'inizio dell'anno, si vengono a mescolare le misure prese nel campo della guerra economica contro Russia e Cina con la preparazione di conflitti militari da venire.

Le potenze imperialiste europee, nonostante le differenze tattiche che le mettono in competizione tra loro e con gli stessi USA, sono spinte a fare altrettanto per la loro determinata volontà di partecipare alla divisione del mondo e di assicurare alle grandi aziende operanti al loro interno una fetta della torta.

La nuova era della guerra imperialista, che va avanti da almeno un quarto di secolo, non finirà con i bombardamenti sulla Siria. Le potenze imperialiste mirano ad una divisione della Siria come preludio a un’azione militare contro l’Iran, con lo scopo di installare un regime marionetta o lo smembramento del Paese. Lo stesso trattamento è in programma sia per la Russia che per la Cina.

Due anni fa, il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale (CIQI) ha reso conto di tutto ciò in un suo articolo del 18 febbraio 2016, “Il Socialismo e la Lotta Contro la Guerra”: “Il mondo è sull'orlo di una catastrofica guerra mondiale… Come nei giorni che precedettero la Prima Guerra Mondiale nel 1914 e la Seconda Guerra Mondiale nel 1939, i leader politici e pianificatori militari stanno arrivando alle conclusioni che una guerra tra le maggiori potenze mondiali non sia una remota possibilità, ma, piuttosto, altamente probabile e, forse, persino inevitabile.

Il CIQI ha dichiarato: “Il cammino verso la Terza Guerra Mondiale, deve essere fermato. Bisogna costruire un nuovo movimento internazionale contro la guerra, unendo le grandi masse di lavoratori e di giovani che si oppongono al capitalismo e all'imperialismo”.

Nei due anni che son seguiti a queste dichiarazioni, le prospettive di sviluppo di un tale movimento sono confortate dall'emergere di un movimento internazionale sempre più ampio e fortemente anticapitalista. Dagli insegnanti statunitensi ai lavoratori del settore pubblico e del settore aeroportuale in Germania, ai ferrovieri e gli studenti francesi, fino ai ricercatori universitari in Gran Bretagna, la classe lavoratrice si sta mobilitando in massa.

Il compito più importante è quello di unire la lotta che il movimento dei lavoratori combatte contro le ineguaglianze sociali con un’opposizione all'imperialismo capitalista.

Questa esigenza richiede una lotta contro tutte quelle tendenze politiche che in maniera fraudolenta si definiscono “di sinistra” o “socialiste”, le quali hanno promosso e avallato le guerre imperialiste. Gli esponenti principali di questa pseudo-sinistra reazionaria e contigua alla compagine imperialista sono da ricercare tra le file delle varie fazioni del capitalismo di stato o tra quel che resta dei movimenti anti trotzkisti di Michel Pablo, che hanno supportato senza mezzi termini la spartizione della Siria ad opera delle potenze imperialiste.

Mentre il mondo assiste ad una nuova fiammata della barbarie imperialista, il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale riafferma i principi salienti che ha avanzato nel febbraio del 2016:

• La lotta contro la guerra deve essere basata nella classe lavoratrice, che è la sola grande forza rivoluzionaria in seno alla società, unendo dietro di essa tutti gli elementi progressisti che ne facciano parte.

• Il nuovo movimento contro la guerra deve essere un movimento socialista rivoluzionario e anticapitalista, giacché non ci potrà mai essere una seria lotta contro le guerre se non ci sarà una lotta che sia votata alla sconfitta della dittatura del capitale finanziario, una lotta che ponga fine a questo sistema economico che è la causa prima del militarismo e della guerra.

• Il nuovo movimento contro la guerra deve essere completamente indipendente ed ostile alle organizzazioni e ai partiti politici della classe capitalistica.

• Il nuovo movimento contro la guerra deve soprattutto essere internazionalista e capace di unire su scala globale l'intero movimento dei lavoratori in una lotta mondiale e unificata contro l’imperialismo.

Invitiamo pertanto i lavoratori e i giovani di tutto il mondo che siano determinati ad intraprendere la lotta contro l’imperialismo sulle basi di principio sopra descritte a mettersi in contatto con il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale e ad unirsi alla lotta rivoluzionaria volta a scongiurare la Terza Guerra Mondiale.

 



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