Livio Maitan, 1923-2004: una valutazione critica

12 January 2005

Questa è la terza ed ultima parte di una serie sulla carriera politica di Livio Maitan, morto a Roma a settembre 2004 all’età di 81 anni. Con Ernest Mandel, Maitan fu uno dei portavoce piú famosi del Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, una tendenza internazionale revisionista. La prima parte è stata pubblicata il 10 gennaio e la seconda parte l’11 gennaio. Questa serie è stata precedentemente pubblicata in inglese il 4, 5 e 6 novembre 2004.

Non è questa la sede adatta per riassumere dettagliatamente la storia del Partito della Rifondazione Comunista (PRC). Mi limiterò invece al ruolo di Maitan, il quale occupò un posto nel comitato esecutivo del partito per un periodo di 10 anni, era consigliere e uomo di fiducia del suo dirigente Fausto Bertinotti e perpetuò illusioni grottesche sul carattere e sul ruolo dell’organizzazione.

Nei cantici di lode di Maitan a Rifondazione, pubblicati nella stampa del Segretariato Unificato, si possono ritrovare tutti i cliché caratteristici del pablismo che aveva utilizzato precedentemente quando osannava lo stalinismo italiano, Mao Zedong, Fidel Castro e Che Guevara. Si cerca invano un’analisi sobria del programma di partito e il suo ruolo nella vita politica italiana. Invece Maitan si agita su “contraddizioni”, “dinamiche obiettive” e “relazioni fra forze”.

È rappresentativo il bilancio del lavoro di Rifondazione tratto quest’anno da Flavia D’Angeli, membro della tendenza di Maitan: “Attraverso la storia del PRC, la corrente politica intorno a Bandiera Rossa ha tentato di creare le condizioni adatte per un vero inserimento dei suoi militanti nell’attività del partito, puntando a stimolare iniziative di classe e instillazione sociale. Rifondazione ci è sembrato l’unico strumento e opportunità attraverso i quali possiamo procedere verso la ricomposizione di un soggetto politico rivoluzionario nuovo, attraverso un processo complesso di scontri, rotture, esperimenti, aperture e riallineamenti.

“Non abbiamo previsto un’evoluzione lineare verso una forza anti-capitalista finita, ma piuttosto un processo contraddittorio. Quindi, per un’intera fase, abbiamo tentato di costruire una sinistra larga e plurale all’interno del partito, ottenendo a volte successi, ma evitando che queste iniziative si consolidassero e offrissero un orientamento omogeneo...

“Abbiamo investito le nostre forze nel gruppo di guida, in una relazione di lavoro con i compagni di maggioranza, consapevoli che questo era lo scenario migliore per la ricostruzione di un partito rivoluzionario, ma anche consapevoli che un avanzamento non era garantito e che le contraddizioni persistevano.” (16)

Nascosto dietro tutte le chiacchiere sui “processi complessi e contraddittori” vi è il semplice fatto che, per un periodo di 13 anni, il gruppo di Maitan ha sostenuto un partito politico che è servito come copertura di sinistra al sistema borghese, un partito che ha difeso la società borghese in ogni sua crisi profonda, e molto probabilmente sarà incluso nel prossimo governo italiano—nel caso che la coalizione di destra di Silvio Berlusconi perdesse le prossime politiche. Un esame serio del ruolo giocato da Rifondazione rivela che tale partito non è né uno “strumento” per la ”costruzione di un partito rivoluzionario”, né una “forza anti-capitalista”, ma piuttosto un ostacolo allo sviluppo di un orientamento socialista indipendente della classe lavoratrice.

La nascita di Rifondazione ebbe luogo nel 1991. A quel tempo, il Partito Comunista decise di sospendere il suo nome tradizionale, il simbolo di partito e qualsiasi altro elemento che lo associasse al suo passato comunista, per dichiarare la sua fedeltà alla socialdemocrazia. Due eventi avevano causato questo cambio di rotta. Il primo era la dissoluzione dell’Unione Sovietica, che rompeva finalmente i legami tradizionali fra il PCI e Mosca. Il secondo era l’implosione dei partiti dirigenziali tradizionali italiani, i Democristiani e i Socialisti, in seguito ad un grave scandalo di corruzione. Rompendo la sua associazione simbolica con il comunismo, il “nuovo” Partito Democratico di Sinistra (PDS) si accingeva a prendere la responsabilità di governo al fine di salvare un sistema borghese che era stato messo in profonda crisi.

All’interno del PCI, vi era una sezione che giudicò che questo spostamento si dirigeva troppo a destra. Temeva che tale mossa lasciasse un vuoto pericoloso a sinistra. Fu cosí che Rifondazione Comunista nacque. La nuova formazione includeva accaniti stalinisti sotto Armando Cossutta, i quali si erano fatti una reputazione per il loro allineamento a Mosca nella lotta contro l’eurocomunismo di Berlinguer. La nuova organizzazione tuttavia si aprí a numerosi gruppi radicali, alcuni dei quali avevano condotto con vigore delle agitazioni contro il PCI negli anni ’70.

Inizialmente, le aspettative del PDS non si concretizzarono. Nelle elezioni del 1994 fu Forza Italia di Berlusconi ad emergere e non il PDS. Berlusconi riuscí ad ottenere la maggioranza perché, per la prima volta nella storia italiana del dopoguerra, aveva incluso i neo-fascisti nella sua coalizione di governo. Tuttavia, il suo governo di destra riuscí a detenere il potere solo per pochi mesi prima della sua caduta, conseguenza di manifestazioni di massa contro le sue politiche economiche e di welfare.

Fu a questo punto che Rifondazione dimostrò la sua abilità politica per la prima volta. Per più di un anno, garantí la maggioranza parlamentare per il governo di transizione di Lamberto Dini, precedentemente ministro sotto Berlusconi e capo della banca centrale. Nei due anni seguenti, offrí supporto al governo di centrosinistra di Romano Prodi, senza parteciparvi direttamente. In questa maniera, Rifondazione garantí la maggioranza parlamentare necessaria per implementare drastici tagli a servizi sociali e al welfare, oltre a consolidare il bilancio e qualificare l’Italia per partecipare nel programma europeo di moneta comune—l’euro.

Nel 1998, Rifondazione sospese il suo supporto per Prodi, scatenando una crisi di governo che paradossalmente causò la formazione di un nuovo governo capeggiato per la prima volta dai successori del PCI. Massimo D’Alema, leader del PDS, formò una nuova maggioranza aprendo la coalizione di centrosinistra piú verso destra. Rifondazione a questo punto non era piú parte del governo e anzi assumeva un ruolo di opposizione. Conseguentemente, gli stalinisti veterani intorno ad Armando Cossutta si separarono dal partito per formarne uno nuovo—Comunisti Italiani—che continuava ad appoggiare il governo.

È ovvio che Maitan ed i suoi sostenitori celebrassero le manovre di Rifondazione come una svolta a sinistra che giustificava la loro linea politica. “Fausto Bertinotti dovrebbe essere lodato per capire che il partito rischiava di trovarsi in un vicolo cieco, ormai traballante e vittima di un’erosione irreversibile,” dichiarava Maitan. Sosteneva che Bertinotti aveva “deciso di intraprendere una campagna contro lo stalinismo e allo stesso tempo stimulare una riflessione strategica sulla base di un’analisi aggiornata dei tratti fondamentali e delle dinamiche del capitalismo in un’era di globalizzazione.” (7)

In realtà lo spostamento tattico del 1998 non aveva niente in comune con un orientamento fondamentalmente nuovo. La maggioranza che sosteneva Bertinotti aveva semplicemente capito che correva il rischio di cadere insieme col governo se avessero continuato ad appoggiare servilmente politiche cosí impopolari. Ciò avrebbe sottratto a Rifondazione la sua funzione principale: quella di deragliare la crescente opposizione alla politica di governo verso canali innocui.

Negli anni seguenti, Rifondazione si orientava sempre di piú verso il movimento no global, cercando di attrarlo a sé. La tendenza di Maitan era quella di sostenere con entusiasmo tale svolta, anche quando i rappresentanti del movimento no global respingevano esplicitamente una prospettiva socialista. Allo stesso tempo, il partito manteneva il suo orientamento verso una partecipazione di governo. Ciò divenne chiaro a giugno 2003. Subito dopo il fallimento di un referendum sull’estensione di leggi per la protezione sul lavoro in piccole fabbriche, indetto da Rifondazione, Bertinotti dichiarava alla stampa che il suo partito stava concentrando i suoi sforzi verso un accordo programmatico con il centro-sinistra per le prossime elezioni ed era anche pronto ad accettare ministeri di un futuro governo di centro-sinistra.

Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione dal 1994, impersonifica la natura opportunista di questo partito. Nato nel 1940, fu per molti anni membro del PCI, ma non ne fu mai parte del gruppo dirigente. Si mise in luce come funzionario sindacalista nella fascia industriale del nord acquisendo una certa fama come sindacalista di sinistra. È molto esperto a formulare idee che risuonano di sinistra o perfino marxiste, ma in realtà la sua politica resta di natura opportunista. Ogni passo pratico è valutato sulla base delle sue conseguenze immediate. Considerazioni a lungo termine o sulla base di principi non fanno parte dell’elaborazione della sua linea politica. La sua retorica socialista punta solo ad adattarsi agli umori dei suoi sostenitori.

Maitan devolse molti sforzi al fine di ritrarre Bertinotti nella migliore luce. Sviluppò una relazione molto stretta con il leader di Rifondazione, con il quale ebbe estese conversazioni politiche fino a poche ore dal trapasso. I suoi elogi per Bertinotti ricordano un po’ lusinghe ad una corte feudale. Quattro anni fa, Maitan recensionò un nuovo libro di Bertinotti intitolato “Idee che non muoiono”. Encomiando il libro, scriveva: “Da parte nostra, siamo d’accordo con il giudizio di Bertinotti: la contraddizione cruciale di oggi sta precisamente nel fatto che è piú che mai necessario aggiungere all’agenda politica la prospettiva di esautorazione del capitalismo laddove la relazione di forze e la regressione della coscienza anti-capitalista costituiscono l’ostacolo maggiore.” (18)

Affermare che il leader di Rifondazione voglia “aggiungere all’agenda politica la prospettiva di esautorazione del capitalismo” è semplicemente assurdo alla luce delle sue politiche. Il partito stesso di Bertinotti è un ostacolo decisivo verso lo sviluppo di una prospettiva anti-capitalista.

Bertinotti a sua volta ha contracambiato il supporto di Maitan elogiandolo e scrivendo un’introduzione alla sua biografia, pubblicata nel 2002.

Maitan ha anche difeso la maggioranza intorno a Bertinotti dalle critiche dell’ala di sinistra del partito. La corrente Progetto Comunista respinge la possibilità di allearsi con l’alleanza di centro-sinistra e critica l’adesione al movimento anti-globalista da un punto di vista sindacalista. Il leader di Progetto Comunista, Marco Ferrando, disse che tale movimento “non dovrebbe essere trasformato in un mito.” Maitan controbatté accusando Ferrando di avanzare “una visione di setta del movimento anti-globalista.” Aveva deciso “di emarginarsi in relazione al processo di trasformazione storica nel PRC.” (19)

Indipendentemente da differenze isolate e critiche occasionali espresse da Maitan—sempre accompagnate da varie scuse—la sua tendenza Bandiera Rossa è un sostegno politico importante per Rifondazione e Bertinotti. Protegge il partito e la sua leadership da critiche da sinistra e previene uno sviluppo della classe lavoratrice verso un orientamento socialista indipendente. Né Maitan né i suoi sostenitori hanno mai avvertito la classe lavoratrice circa la natura opportunista e senza principi di questa organizzazione. Non hanno mai preparato la classe lavoratrice ad intraprendere una direzione socialista indipendentemente da Rifondazione. Solo due anni fa, Maitan decantava sull’International Viewpoint “il carattere speciale, anzi unico del partito nella storia del movimento operaio italiano.” Aggiungeva inoltre che “oggi sarebbe difficile trovare il suo equivalente non solo tra i partiti della sinistra europea, ma fra tutti i partiti che si identificano con la classe lavoratrice ed il socialismo in Europa e negli altri continenti.” (20)

Tutto fumo negli occhi. In realtà niente differenzia Rifondazione da altri partiti opportunisti, che mantengono un piede nel movimento di protesta e scioperi extra-parlamentari, mentre l’altro piede è saldamente ancorato alla vita politica ufficiale del sistema borghese. Il partito post-stalinista di Socialismo Democratico in Germania (PDS), i pablisti Ligue Communiste Révolutionnaire o il Partito Comunista in Francia, l’Alleanza Socialista in Inghilterra, e molti altri gruppi giocano un simile ruolo in una maniera o nell’altra. In periodi di profonda crisi sociale, tutti questi gruppi operano come sostegno di sinistra al sistema borghese. Non è una coincidenza che tutte queste organizzazioni mantengono legami con Rifondazione.

L’ultima apparizione internazionale di Maitan

Alain Krivine, membro del Segretariato Unificato e leader della LCR francese (Ligue Communiste Révolutionnaire), confermò che Maitan era il pioniere politico che aveva lanciato a livello internazionale la linea politica dell’“apertura” alle forze borghesi e piccolo-borghesi.

Nel suo obituario di Maitan, Krivine scrive: “Con la morte di Livio, un capitolo viene chiuso, ma grazie a lui uno nuovo è cominciato—quello di ‘aprirsi’... Sin dagli anni ’90, Livio ed altri leader dell’Internazionale avevano capito il fenomeno di decomposizione e riorganizzazione del movimento operaio rivoluzionario. Sapevano che ciò non poteva avvenire esclusivamente attraverso la Quarta Internazionale, e che era necessario contribuire alla nuova fondazione di un programma e di una forza anti-capitalista che spezzasse ogni legame con la socialdemocrazia e con il tradimento stalinista. La prospettiva ha già cominciato ad emergere assistendo la riorganizzazione delle forze anti-capitaliste, indipendentemente dalle loro tradizioni ed origini...” (21)

Ciò completa il quadro. Maitan portava l’orientamento politico scelto dal Segretariato Unificato nel 1953 alla sua conclusione logica. In quel periodo, Pablo respingeva la creazione di sezioni della Quarta Internazionale indipendenti con la scusa che era necessario integrarsi nel “vero movimento di massa” composto da partiti stalinisti, formazioni piccolo-borghesi nazionaliste ed altre organizzazioni che avevano acquisito una certa influenza nel periodo del dopoguerra. Senza alcuna esatta aspettativa da tali organizzazioni e con il crollo dell’Unione Sovietica, il Segretariato Unificato cerca di stabilire legami con altre forze, “indipendentemente dalle loro tradizioni ed origini.”

In pratica questo significa la completa integrazione nella politica borghese ufficiale. Fra le forze “anti-capitaliste” a cui Maitan si riferisce non v’è solo Rifondazione in Italia, ma anche il Partito Brasiliano dei Lavoratori (PT), che ha governato un paese di 175 milioni di abitanti negli ultimi due anni. Un membro della sezione brasiliana del Segretariato Unificato, Miguel Rossetto, è a capo del Ministero delle Riforme Agricole. Al quindicesimo Congresso Mondiale del Segretariato Unificato, l’ultimo in cui Maitan intervení, quest’ultimo dichiarò esplicitamente la sua approvazione di tale collaborazione.

Nel suo discorso di apertura annunciava: “Di principio, non abbiamo mai sofferto quella malattia fatale del movimento operaio che è il cretinismo parlamentare... Quindi non abbiamo timore di enfatizzare, come riflesso della nostra influenza in aumento, il fatto che nell’ultima decade abbiamo rappresentanti parlamentari eletti in una serie di paesi, dal Brasile alle Filippine, dalla Danimarca al Portogallo e al Parlamento Europeo. In Brasile, un compagno come Miguel Rossetto, le cui qualità e il cui spirito mlitante sono ben conosciuti, è oggi membro del governo che emerge dal successo popolare dell’elezione di Lula che non ha esempi nel passato. Miguel ha assunto una responsabilità cruciale con il compito di attuare una riforma agraria radicale, capace di generare una dinamica piú generale di rottura col sistema. Seguiremo e daremo supporto alla sua lotta, sostenuta da tutti i settori piú avanzati del PT e del MST [Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra] e, anticipando con una certa angoscia l’estrema difficoltà dell’impresa, esprimiamo a lui in questo congresso la nostra piú cordiale solidarietà.” (22)

La profezia di Maitan di una “dinamica di rottura con il sistema” si è rapidamente rivelata una mera fantasia. Rossetto ha assunto le sue responsabilità ufficiali in un governo che continua ininterrottamente la politica neo-liberista del suo predecessore di destra. È un governo che ha vinto la fiducia della borghesia brasiliana e che ha ricevuto lodi dal Fondo Monetario Internazionale. Non è neanche “anti-capitalista” a parole. Il prestigio che il presidente Inácio “Lula” da Silva ha acquisito come sindacalista militante è sfruttato per accontentare la classe lavoratrice la quale minaccerebbe altrimenti di ribellarsi. I pablisti hanno un ruolo determinante in questo senso.

Se c’è una lezione che può essere tratta dalla vita di Maitan, è che non c’è sostituto per la paziente costruzione di un partito socialista internazionale che organizzi la classe lavoratrice sotto l’insegna della Quarta Internazionale indipendentemente da partiti borghesi e apparati burocratici. Tale partito diviene una potente fonte di attrazione quando si verificano condizioni di profonda crisi di capitalismo globale che si manifesta in attacchi permanenti ai diritti e al welfare di larghe fasce della popolazione e in guerre imperialiste come quella corrente in Iraq.

Fine

Note:
16) Flavia D’Angeli, “New turn for PRC,” International Viewpoint 359, May/June 2004
17) Livio Maitan, “Refounding Rifondazione,” International Viewpoint 340, May 2002
18) Livio Maitan, “On Fausto Bertinotti’s book,” International Viewpoint 326, December 2000
19) Livio Maitan, “Refounding Rifondazione,” International Viewpoint 340, May 2002
20) Livio Maitan, “Refounding Rifondazione,” International Viewpoint 340, May 2002
21) Alain Krivine, “Ciao compagno!” Rouge 30. September 2004
22) Livio Maitan, “Opening Speech of the Congress,” International Viewpoint 349, May 2003

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