Il significato delle proteste in massa degli studenti contro la violenza armata in America

Genevieve Leigh
21 marzo 2018

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 16 marzo 2018

Quasi un milione di studenti hanno lasciato le loro aule per protestare contro la violenza e le sparatorie di massa in America mercoledì, a un mese dal massacro in una scuola superiore a Parkland, in Florida.

Scioperi, manifestazioni e dimostrazioni hanno avuto luogo in ogni stato, incluso Porto Rico. Le proteste degli studenti hanno avuto luogo a livello internazionale, con manifestazioni studentesche in Giappone, Tanzania, Israele, Islanda, Messico, Colombia, Australia, Germania e molti altri paesi in tutta Europa.

Le proteste di mercoledì fanno da premessa a una manifestazione organizzata dai sopravvissuti della strage di Parkland per sabato 24 marzo. Almeno mezzo milione di persone si prevede marceranno su Washington, e circa 800 manifestazioni sono previste in ogni stato degli Stati Uniti e in dozzine di paesi in tutto il mondo.

L’obiettivo immediato delle manifestazioni, fortemente promosso dal Partito Democratico e dai media mainstream, è sul controllo delle armi. All’interno dell’establishment politico, le “soluzioni” offerte sono limitate a una maggiore militarizzazione delle scuole o restrizioni sull’acquisto delle armi da fuoco, che saranno inevitabilmente utilizzate per aumentare i poteri dello stato.

Sia i repubblicani che i democratici ignorano le cause alla base della violenza scolastica—diseguaglianze sociali senza precedenti, guerre senza fine, conseguenze della militarizzazione della società e i tagli all’istruzione e al welfare—perché un serio esame delle radici di questo fenomeno sociale esporrebbe il loro stesso ruolo nella crisi sociale da cui si è sviluppato.

Ci sono cause più profonde dietro l’epidemia delle sparatorie scolastiche, proprio come più profonde sono le cause dello scoppio delle proteste su larga scala tra i giovani. C’è un senso diffuso tra i giovani che la facilità e la frequenza con cui vengono massacrati nelle scuole americane siano sintomatiche dell’indifferenza e del disprezzo con cui l’oligarchia dominante del paese considera le loro vite.

Durante le conversazioni con gli studenti in tutto il paese, l’International Youth and Students for Social Equality (IYSSE) ha riscontrato che gli studenti che partecipavano alle proteste erano preoccupati su questioni molto più ampie rispetto al semplice controllo delle armi.

A New York, gli studenti hanno dichiarato di aver partecipato all’evento per la questione dell’accesso all’assistenza sanitaria, in particolare della salute mentale. A Washington, gli studenti hanno condannato il bilancio militare e la spinta verso la guerra. A San Diego, hanno denunciato l’intero establishment politico, sostenendo che “il governo è gestito da aziende”.

Kenton, uno studente di Flint, nel Michigan, ha parlato di come le condizioni sociali abbiano modificato le prospettive della sua generazione: “Nel profondo la gente sa che gli è stato dato un brutto giro di carte e vuole rispedirlo al mittente. Quando i miei genitori e i miei nonni immigrarono qui dall’Inghilterra, si poteva ottenere un buon lavoro lavorando in fabbrica. Ma ora, a meno che tu non abbia un’istruzione universitaria lavorando in un campo specifico, probabilmente finirai per lavorare a Walmart o in una stazione di servizio”.

Si consideri l’esperienza di vita degli studenti delle scuole superiori in tutti gli Stati Uniti. I nati a cavallo del secolo, avrebbero compiuto un anno di età quando l’amministrazione Bush dichiarava la sconfinata “guerra al terrore” che ha coinvolto l’intero globo.

A 8 anni di età, il crollo finanziario inaugurava una marea di sventure sociali mentre il neoeletto presidente democratico Barack Obama trasferiva trilioni di dollari a Wall Street per salvare le banche. I loro genitori avrebbero potuto essere tra i milioni che hanno perso casa a causa di pignoramenti, costretti alla bancarotta o licenziati.

A 14 anni avrebbero sentito la notizia dell’omicidio di Michael Brown, ucciso per strada da un agente di polizia a Ferguson, nel Missouri. Avrebbero visto in televisione gli SWAT team in uniforme da combattimento, dispiegati su veicoli corazzati e muniti di armi d’assalto, sparando pallottole di gomma e bombolette spray al pepe contro manifestanti che protestavano contro la violenza della polizia. Avrebbero visto simili orribili omicidi catturati in video innumerevoli altre volte nei successivi anni della loro vita scolastica. La polizia avrebbe ucciso oltre 15.000 persone nel corso della loro esistenza.

Adesso, a 18 anni, questi giovani affrontano un mondo assediato da disoccupazione, guerre senza fine, disuguaglianza alle stelle e immensa povertà. Se prendono la decisione di andare al college, saranno paralizzati da decine, se non centinaia, di migliaia di dollari di debito in prestiti universitari. La loro generazione, per la prima volta nella storia moderna, vivrà una vita più breve e guadagnerà di meno dei loro genitori.

Queste esperienze hanno avuto un impatto sulla vita della nuova generazione della classe lavoratrice in tutto il paese. I sondaggi mostrano che la maggioranza dei giovani negli Stati Uniti preferiscono il socialismo al capitalismo. C’è un sano odio per l’attuale presidente, Donald Trump, che riconoscono come il volto oligarchico di destra dell’establishment politico americano. In milioni sono ugualmente disillusi dal Partito Democratico, che è ampiamente considerato un partito pro-azionisti di Wall Street e dell’intelligence militare.

Cosa offre il Partito Democratico ai giovani? Se i democratici avranno successo a realizzare la componente principale della loro opposizione a Trump—una politica più aggressiva nei confronti della Russia—significherà probabilmente l’inizio di una guerra che vedrà molti dei giovani che stavano protestando mercoledì inviati per uccidere o essere uccisi per gli interessi di dominio geopolitico della classe dirigente americana.

Vale la pena notare che mentre il Partito Democratico focalizzava la sua intera strategia elettorale su questioni di razza, genere, etnia e altre identità, le proteste di violenza scolastica riunivano in gran parte giovani della classe lavoratrice di ogni razza.

La forma politicamente limitata di queste proteste è dovuta alla decennale soppressione della lotta di classe da parte dei sindacati. Ma quando la lotta di classe si sviluppa, come nel recente sciopero degli insegnanti del West Virginia, dove gli educatori si sono temporaneamente liberati dal controllo dei sindacati, i lavoratori e i giovani hanno risposto con forza, anche con una dimostrazione di massa degli studenti delle scuole superiori a Charleston, la capitale dello stato.

L’IYSSE accoglie con favore la politicizzazione dei giovani negli Stati Uniti e a livello internazionale, un’anticipazione di ciò che verrà. Ciò che manca, tuttavia, è una strategia politica, un programma e una prospettiva per risolvere la crisi che i giovani e la classe lavoratrice nel suo insieme deve affrontare.

La causa principale dell’infinita serie di sparatorie in America e tutti i problemi sociali che affliggono la gioventù risiede nel sistema capitalista e nel mondo da incubo che ha creato. I bisogni e le esigenze basilari dei giovani e degli studenti non possono essere realizzati al di fuori della lotta della classe lavoratrice per il potere politico e l’istituzione di una società socialista che ponga fine alla disuguaglianza e alla guerra.