Il significato del movimento delle Sardine in Italia

Marc Wells
25 gennaio 2020

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 25 gennaio 2020

In meno di due mesi il movimento delle Sardine ha acquisito visibilità internazionale. Attraverso l’utilizzo di Facebook e di altri social media, ha organizzato flash mob e proteste in tutta Italia, attirando centinaia di migliaia di partecipanti. Ora sta pianificando un congresso nazionale per il mese di marzo.

L’iniziativa è nata a metà novembre, quando l’ex vice primo ministro Matteo Salvini, leader del partito fascista Lega, ha organizzato un evento nella città di Bologna per lanciare la candidatura di Lucia Borgonzoni della Lega alla presidenza dell’Emilia-Romagna alle elezioni regionali di domenica 26 gennaio. L’evento si è diffuso rapidamente in altre città italiane ed europee. Domenica scorsa, una settimana prima delle elezioni regionali, altri 40.000 si sono uniti a un raduno delle Sardine a Bologna.

La partecipazione è un riflesso dei radicati sentimenti antifascisti della classe lavoratrice italiana. È l’espressione di un’enorme rabbia sociale che si manifesta in una rinascita globale della lotta di classe. Tuttavia la prospettiva e la politica di chi la dirige e la manipola dietro le quinte portano a un vicolo cieco e sono profondamente ostili a una lotta indipendente dei lavoratori contro il capitalismo, unico modo per sconfiggere il fascismo.

Fin dalla formazione delle regioni italiane, 50 anni fa, è sempre stata governata dal Partito Comunista Italiano (PCI) e dai partiti che l’hanno sostituita dopo la sua dissoluzione, il Partito Democratico (PD) e i suoi alleati piccolo-borghesi. I tradimenti storici del PCI e dei suoi successori hanno aperto la strada ad amministrazioni locali reazionarie e hanno reso la regione vulnerabile all’influenza di politici fascisti come Salvini.

L’obiettivo immediato delle Sardine è quello di impedire la vittoria elettorale del candidato della Lega Borgonzoni contro il presidente regionale in carica Stefano Bonaccini, un Democratico. Cioè cercano di mantenere al potere le stesse forze la cui politica ha spianato la strada a Salvini.

Il movimento è stato avviato da quattro giovani (Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa), che hanno creato una pagina Facebook intitolata “6000 sardine contro Salvini”. Il loro annuncio proclamava “Nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto. Crea la tua sardina e partecipa alla prima rivoluzione ittica della storia”. Il nome della loro iniziativa cerca di promuovere l’idea che riempirebbero le piazza come le sardine e, come le sardine, avanzerebbero come un grande branco di sardine.

Il manifesto che hanno pubblicato subito dopo la loro prima manifestazione organizzata è una blanda denuncia contro il populismo di destra della Lega di Salvini. Lamentano l’odio e le menzogne propagate dall’organizzazione fascista e i suoi leader, il loro linguaggio volgare e offensivo, il modo in cui ridicolizzano i soggetti seri.

Non c’è una domanda programmatica nel manifesto, solo un tono generalmente romantico ma vaporoso sulla passione per la bellezza, la non violenza, la creatività e la capacità di ascolto. Il leader Mattia Santori ha articolato che il movimento è “contro nessuno, abbiamo provato a risvegliare un popolo che è stanco di vedere calpestati i propri valori”. Nei giorni scorsi, in un messaggio ampiamente diffuso, Santori ha parlato di “una riaffermazione della democrazia: siamo antifascisti, a favore della parità, contro l’intolleranza, contro l’omofobia”.

Il 14 dicembre, centomila persone hanno protestato a Roma contro l’odio, il fascismo, la discriminazione. Il raduno si è aperto con la dichiarazione di un organizzatore delle Sardine: “Ci riprendiamo la piazza della sinistra”. Carla Nespolo, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, ha dichiarato: “La Costituzione italiana non è a-fascista, essa è antifascista”.

Al raduno, Santori ha presentato le prime “richieste” programmatiche del movimento: “Pretendiamo: che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece che fare campagna elettorale permanentemente... Chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente sui canali istituzionali... Trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network... Che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini alla verità e traduca tutto questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti...”.

Continuava: “Pretendiamo: che la violenza venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma... Di ripensare il‘ Decreto Sicurezza’. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma sul desiderio di costruire una società inclusiva che vedano la diversità come ricchezza, non come minaccia”. Santori ha concluso: “Noi nelle istituzioni vogliamo crederci e ci auguriamo che con il nostro contributo di cittadini la politica possa migliorarsi”.

Ci si può chiedere cosa potrebbe spingere centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza nel giro di poche settimane e ad unirsi a decine di proteste in tutta Italia sulla base di una prospettiva così limitata: nessun riferimento alle disuguaglianze sociali, nessuna parola sulle guerre in corso e sulle potenziali guerre future, niente sugli attacchi ai diritti democratici al di là di un superficiale riferimento a una revisione del reazionario “Decreto Sicurezza”.

Un abisso separa l’insipido contenuto del linguaggio delle Sardine dall’umore socio-politico della popolazione. Una conferma di ciò è data dall’approvazione che hanno ricevuto da diversi partiti e organizzazioni bancarotte dell’establishment italiano.

In primo luogo, il Movimento 5 stelle (M5S) ha partecipato apertamente alle manifestazioni delle Sardine con il preciso scopo di rinnovare la sua influenza che è in grave declino fra lavoratori e studenti. In un’intervista per La Repubblica, il deputato del M5S Luigi Gallo ha dichiarato che “le Sardine ci parlano... rappresentano un bel segnale, simile a quanto avvenuto 15 anni fa con Beppe Grillo”. Ha affermato che agli eventi delle Sardine “c’erano nostril attivisti ma pure portavoce.”

Lo stesso Grillo glorifica le sardine come “movimento igienico-sanitario” contro la volgarità della politica attuale.

Il Partito Democratico, che condivide il potere con il M5S, parla anche apertamente del suo intento di cooptare le Sardine. Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha dichiarato che “in quelle piazze ci sono elettori del PD, 5 Stelle, più di sinistra, moderati delusi. I mondi 5 Stelle e PD si stanno saldando”.

Mattia Santori è un convinto sostenitore del candidato alla presidenza regionale Bonaccini contro il salviniano Borgonzoni. Ha chiesto un incontro con il primo ministro Giuseppe Conte, originariamente nominato dalla coalizione M5S-Lega, per spiegargli le richieste del movimento.

Le Sardine sono state anche consacrate da figure come gli ex premier Romano Prodi e Mario Monti, che meglio rappresentano gli interessi dell’oligarchia finanziaria europea, oltre che dal cardinale Pietro Parolin del Vaticano.

Sono in corso discussioni tra le Sardine e i gruppi di pseudo-sinistra. Rifondazione, altro frammento della scissione del PCI, si è battuta a favore della partecipazione alle manifestazioni delle Sardine, invocando un nuovo “spirito costituente e di accoglienza, insieme progettiamo la casa comune ed un nuovo modo di far politica”. Ha inoltre messo in luce le parole dell’economista Emiliano Brancaccio che, in una recente intervista, ha messo in guardia le sardine contro le selezioni tecnocratiche. Rifondazione, in sostanza, svolge il ruolo di socio di consulenza delle Sardine.

Anche il Partito Comunista dei Lavoratori (PCdL) di Marco Ferrando ha accolto con favore l’iniziativa delle Sardine: “Condividiamo il sentimento di fondo che anima tante piazze di giovani. Sentiamo anche noi la stessa nausea profonda per le culture xenofobe, misogine, reazionarie... il loro militarismo tricolore in abito da polizia”.

Ferrando ha partecipato a tutte le organizzazioni che storicamente hanno tradito i lavoratori, dal Segretariato Unito Pablista all’amalgama noto come Comitato di Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, ricettacolo di pablisti, stalinisti e opportunisti di ogni tipo. Altrettanto significativa è stata la partecipazione di Ferrando a Rifondazione fino al 2006.

Il PCdL ha anche ampliato nei giorni scorsi il suo spettro di complicità con gli stalinisti del nuovo PCI, fondato a Bologna tre anni fa da membri di Rifondazione riciclati e stalinisti, la pablista Sinistra Anticapitalista guidata da Franco Turigliatto, famigerato per il suo sostegno critico nel 2007 al governo Prodi, e una fazione di Rifondazione.

Questo aggregato di opportunismo storico si è riunito lo scorso 7 dicembre a Roma come assemblea nazionale unitaria dell’opposizione di sinistra, il cui unico scopo è quello di tessere una nuova camicia di forza politica da imporre alla classe lavoratrice.

Una cosa deve essere chiara: per tutta la retorica antifascista e gli slogan usati nel lessico delle Sardine, il fascismo minaccia di tornare in auge proprio per il ruolo insidioso che queste forze di pseudo-sinistra hanno storicamente svolto nel disarmare la classe lavoratrice e nel sopprimere la lotta di classe, a favore del collaborazionismo con lo Stato borghese. L’orientamento nazionalista delle forze politiche impegnate nell’operazione delle Sardine la rende inconciliabilmente ostile agli interessi della classe lavoratrice internazionale.

Negli ultimi trent’anni l’Italia non è stata eccezione nella crisi globale del capitalismo: il tenore di vita della maggior parte della popolazione attiva è decaduto, mentre una piccola oligarchia di ultra-ricchi ha utilizzato l’establishment politico per mettere in atto misure che hanno annullato tutte le conquiste ottenute dai lavoratori attraverso lotte sanguinose, soprattutto nel secondo dopoguerra.

Una massiccia ondata di privatizzazioni, deregolamentazioni e tagli sociali è seguita immediatamente alla dissoluzione dell’Unione Sovietica ed è stata spinta dai governi tecnocratici di centro-sinistra negli anni‘ 90, la cui base parlamentare è stata fornita dal principale successore borghese del PCI, l’odierno Partito Democratico. Rifondazione Comunista, un’organizzazione presumibilmente più radicale, ha assunto lo stesso ruolo del vecchio PCI: impacchettare una politica borghese con retorica “comunista” per disarmare e contenere politicamente i lavoratori.

Il progetto di Rifondazione, osannato da ogni tendenza di pseudo-sinistra dell’Unione Europea come la via da seguire per la “sinistra”, è crollato quando nel 2006 ha dato un sostegno critico al governo Prodi, responsabile di un rigido programma interno anti-lavoratori, di un attacco ai diritti democratici, soprattutto contro gli immigrati, e di una politica estera apertamente proimperialista e favorevole alla guerra.

Rifondazione è quindi affondata nelle elezioni del 2008, perdendo ogni rappresentanza parlamentare. I lavoratori erano disgustati dalla politica di guerra, dall’opportunismo e dal tradimento. Il vuoto creatosi è stato di grande preoccupazione per la classe dirigente, soprattutto perché coincideva con la grande recessione del 2008, che rischiava di far sprofondare l’Italia (e il mondo) nel disastro industriale e finanziario.

Il vuoto è stato colmato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, un partito populista di destra lanciato con il pretesto di combattere la corruzione, la burocrazia e i monopoli. I 5 Stelle sono al governo dal giugno 2018 sotto il primo ministro Giuseppe Conte, prima attraverso un’alleanza con i fascisti della Lega, poi attraverso un accordo con il Partito Democratico, esponendo la loro falsa posizione anti-establishment.

Ma solo un anno e mezzo dopo, i veri colori del Movimento 5 Stelle sono ormai evidenti e i suoi indici di gradimento sono scesi drasticamente alla metà di quelli del giugno 2018. La stragrande maggioranza dei lavoratori è disgustata dalle politiche anti-immigrazione e dagli attacchi ai posti di lavoro, come dimostra la ristrutturazione in corso dell’acciaieria ILVA.

In politica estera, il Movimento 5 Stelle ha consistentemente sostenuto l’imperialismo statunitense ed europeo: gli incontri del premier Conte con il presidente statunitense Trump o con il dittatore egiziano Abdel Fatah Al-Sisi, così come il rinnovato sostegno del primo ministro fascista ungherese Viktor Orbán, dimostrano che il Movimento 5 Stelle persegue le stesse ambizioni imperialiste dei suoi predecessori.

Le condizioni sociali si stanno deteriorando per le famiglie lavoratrici: Il 15 per cento vive in condizioni di povertà relativa, secondo un rapporto conservatore dell’Istat dello scorso giugno. La disoccupazione resta vicina al 10 per cento e il proliferare della gig economy sta rendendo il mercato del lavoro estremamente precario, soprattutto per i lavoratori più giovani: un rapporto sindacale della UIL pubblicato lo scorso settembre segnala un significativo peggioramento delle condizioni dal 2017, con il 75 per cento dei lavoratori della gig economy che guadagna sotto i 5.000 euro all’anno.

La situazione è talmente grave che recentemente il Presidente Sergio Mattarella si è sentito in dovere di avvertire l’élite politica del pericolo di instabilità sociale dovuto “al nemico da sconfiggere insieme: la mancanza di lavoro, quel lavoro indicato come fondamento della nostra Repubblica. Il lavoro che, quando c’è, è sovente precario o sottopagato”.

È questo ambiente socialmente e politicamente ripugnante che spinge centinaia di migliaia di lavoratori e giovani italiani a lottare. Tuttavia, questa vasta massa entrerà inevitabilmente in conflitto con il movimento delle Sardine, poiché il suo ruolo obiettivo non è quello di guidare i lavoratori in una lotta contro il capitalismo mondiale, la vera radice del problema, ma di mantenere il loro controllo entro i confini dell’establishment, disarmare politicamente i lavoratori e impedire la loro mobilitazione indipendente.

Molti dei partecipanti alle proteste rifiutano sinceramente un sistema che sta distruggendo le loro vite. La strategia delle Sardine, tuttavia, è basata sull’opposizione a Salvini in piena conformità con il programma della borghesia liberale, come Rifondazione e Ferrando. Tuttavia, è proprio la bancarotta politica del cosiddetto centro-sinistra che ha reso possibile l’emergenza di Salvini e le misure eseguite dalla classe dirigente per riabilitare il fascismo. La questione critica è e rimane la mobilitazione della classe lavoratrice indipendentemente da e contro la socialdemocrazia e la pseudo-sinistra per combattere l’accelerazione verso uno stato di polizia.