Niente salvataggi aziendali! Indirizzare le risorse finanziarie ai lavoratori, non all’élite capitalista!

31 marzo 2020

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 23 marzo 2020

Con l’inizio della nuova settimana, il numero di persone infettate dal virus COVID-19 sta aumentando esponenzialmente negli Stati Uniti. New York, ora l’epicentro della pandemia, è minacciata da un crollo del suo sistema sanitario e da un tragico aumento del numero di morti. Data l’assenza di test su vasta scala per determinare la locazione delle persone infette, è quasi certo che il disastro sociale che si sta delineando a New York, in California e nello stato di Washington si diffonderà rapidamente nei prossimi giorni e nelle prossime settimane in tutto il paese.

Con il diffondersi della pandemia, l’impatto economico sta acquisendo dimensioni senza precedenti nella storia degli Stati Uniti. Mentre la gente viene diretta a «restare a casa» e a praticare «l’allontanamento sociale», l’economia sta crollando. Le piccole e medie imprese, soprattutto nel settore del commercio al dettaglio e dei servizi, sono senza clienti e costrette a chiudere i battenti. La necessità di fermare tutta la produzione non essenziale significa che il numero dei disoccupati raggiungerà rapidamente livelli pari e possibilmente superiori a quelli della Grande Depressione degli anni ‘30.

Ampi settori della classe lavoratrice e della classe media sono minacciati dalla perdita del loro reddito, dalla capacità di mettere cibo sulle loro tavole e di far fronte alle spese settimanali. In un paese dove decine di milioni di persone hanno risparmi risicati o inesistenti e vivono di stipendio in stipendio, la pandemia è una catastrofe sociale anche per chi non è contagiato dal virus.

Finanziamenti d’emergenza per coprire completamente gli stipendi e i salari perduti di tutte le famiglie della classe lavoratrice e della classe media devono essere la priorità urgente e incondizionata della risposta economica alla pandemia. I mutui, gli affitti, i prestiti per le auto, le spese mediche, i premi assicurativi, le tasse scolastiche e il debito degli studenti devono essere sospesi per tutta la durata della crisi sanitaria.

Allo stesso tempo, le piccole e medie imprese devono ricevere un sostegno finanziario per evitare il fallimento e poter riaprire non appena le condizioni mediche lo permetteranno.

Devono inoltre essere messi a disposizione fondi per garantire la sopravvivenza di istituzioni educative, culturali e di altre socialmente essenziali.

Questo programma, che dà priorità alle esigenze e agli interessi della classe lavoratrice, è diametralmente opposto allo «stimolo fiscale» multimiliardario che viene elaborato in trattative a porte chiuse tra l’amministrazione Trump, i leader del congresso e i dirigenti aziendali.

Mentre con inganno e cinismo vengono fatti proclami “per proteggere i lavoratori”, l’unico scopo delle negoziazioni a Washington è quello di salvaguardare la ricchezza e i profitti degli oligarchi super-ricchi della finanza corporativa. Su una scala ancora più grande del salvataggio del 2008-09, i titani di Wall Street e i consigli di amministrazione delle imprese chiedono che il governo metta a loro disposizione somme illimitate.

Finora il governo federale ha speso meno di 10 miliardi di dollari per i soccorsi d’emergenza in caso di calamità legate alla pandemia. Eppure il tesoro statunitense ha acquistato circa 600 miliardi di dollari in titoli nelle ultime settimane, il che significa che ha speso 60 volte più denaro per sostenere le banche che per affrontare la crisi sanitaria.

Inoltre, in aggiunta ai 2.000 miliardi di dollari che sono già stati impegnati a sostenere il valore delle attività finanziarie detenute dalle banche principali, il Parlamento americano sta discutendo un ulteriore pacchetto di salvataggio di altri 2.000 miliardi di dollari.

La stragrande maggioranza di tale proposta consiste in varie elargizioni alle imprese sotto forma di esonero dall’imposta su salari e prestiti, comprese misure specifiche per le compagnie aeree e altri settori. Meno di 50 miliardi di dollari del disegno di legge finanzia misure di emergenza per combattere la pandemia. La Boeing da sola chiede un salvataggio più grande di tutte le misure di salute pubblica contenute nel disegno del progetto di legge.

Mentre i repubblicani e i democratici mercanteggiano sui dettagli del salvataggio, concordano sul fatto che 1) enormi somme di denaro devono essere incanalate alle principali società; 2) non devono essere prese misure che limitino o minaccino la ricchezza dei dirigenti e dei grandi investitori; e 3) gli interessi del sistema capitalista del profitto e della proprietà privata rimangano indisturbati e indiscussi. Le banche e le grandi società non solo continueranno a governare. Queste istituzioni, i loro dirigenti e i grandi azionisti, usciranno dalla crisi più ricchi e più potenti che mai.

Il New York Times ha dichiarato in un editoriale pubblicato ieri: «L’unico modo pratico per limitare la disoccupazione di massa, e per preservare le aziende precedentemente redditizie, è che il governo inietti denaro nel settore privato».

L’ultima volta che fu fatto ciò, fu nella risposta al crollo del 2008, il risultato è stato ulteriore ricchezza per i detentori di beni finanziari e l’élite in generale. La ricchezza delle 400 persone più ricche d’America è salita da 1,27 trilioni di dollari nel 2009 a 2,96 trilioni di dollari nel 2019.

L’amministratore delegato di Amazon Jeff Bezos è passato da un patrimonio netto di 6,8 miliardi di dollari nel 2009 a 160 miliardi di dollari nel 2018. Warren Buffett da 37 miliardi di dollari nel 2009, a 90 miliardi di dollari lo scorso anno. L’amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg valeva appena 2 miliardi di dollari nel 2009, ma ha visto crescere la sua ricchezza di 40 volte, raggiungendo gli 85 miliardi di dollari nel 2019. E l’amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, ha visto crescere la sua ricchezza ancora più velocemente, raddoppiando da 20 miliardi di dollari nel maggio del 2019 a 45 miliardi di dollari all’inizio di quest’anno.

Nel 2019, le aziende statunitensi hanno speso 798 miliardi di dollari per riacquisire le proprie azioni, una cifra superiore anche a quella spesa prima della crisi finanziaria del 2008.

Le riacquisizioni di azioni sono state uno dei principali mezzi impiegati dai dirigenti aziendali per arricchirsi. Come ha spiegato la Harvard Business Review:

Le 465 società dell’indice S&P 500 nel gennaio 2019, quotate in borsa tra il 2009 e il 2018, hanno speso in quel decennio 4,3 trilioni di dollari in riacquisizioni, pari al 52 percento dell’utile netto, e altri 3,3 trilioni di dollari in dividendi, un ulteriore 39 percento dell’utile netto. Nel solo 2018, anche con utili al netto delle imposte a livelli record per via dei tagli fiscali repubblicani, le riacquisizioni da parte delle società S&P 500 hanno raggiunto uno stupefacente 68 percento dell’utile netto, con dividendi che hanno assorbito un altro 41 percento.

Perché le società statunitensi hanno effettuato queste riacquisizioni su scala così massiccia? Con la maggior parte dei loro compensi provenienti da stock option e premi azionari, i dirigenti aziendali di alto livello hanno utilizzato le riacquisizioni a mercato aperto per manipolare i prezzi delle azioni delle loro società a proprio vantaggio e di altri che si occupano di calcolare i tempi di acquisto e vendita di azioni quotate in borsa. Le riacquisizioni arricchiscono questi opportunisti venditori di azioni - banchieri d’investimento e gestori di hedge fund, nonché dirigenti aziendali di alto livello - a spese dei dipendenti e degli azionisti permanenti.

La brutale realtà delle pratiche finanziarie capitalistiche e il pesante saccheggio dei beni aziendali espongono la frase menzognera che viene intonata ogni volta che si fa riferimento alle esigenze della classe lavoratrice: «Non ci sono soldi!»

Il problema non è l’assenza di denaro, ma il controllo delle forze produttive della società da parte della classe capitalista.

Il Partito dell’Eguaglianza Socialista (Socialist Equality Party - USA) rifiuta enfaticamente il salvataggio delle grandi aziende. Esigiamo che le banche e le società monopolistiche, che controllano beni valutati in decine e centinaia di miliardi di dollari, siano trasformate in organizzazioni di proprietà pubblica e controllate democraticamente. Gli investimenti dei piccoli e medi azionisti, molti dei quali hanno investito i loro risparmi per la pensione, saranno pienamente protetti.

I dirigenti che nell’ultimo decennio hanno saccheggiato queste società nell’interesse dell’arricchimento personale dovrebbero essere legalmente obbligati a restituire.

Questa crisi, come il crollo del 2008, ha messo a nudo il mito dell’individualismo capitalista. Ha reso chiaro che le banche e le società non possono sopravvivere senza un massiccio sostegno statale.

Nel sollevare queste richieste, il SEP non crede per un momento che l’amministrazione Trump o quella guidata dai democratici americani, prenderà misure che mineranno gli interessi dell’oligarchia finanziaria delle imprese.

Ecco perché il programma avanzato dal SEP può essere realizzato solo attraverso la mobilitazione industriale e politica della classe lavoratrice sulla base di un programma socialista. Tutti i lavoratori che riconoscono la necessità di questo programma dovrebbero aderire al SEP.

La pandemia globale ha scatenato un’ondata di sentimento socialista e di militanza in settori significativi della classe lavoratrice. La scorsa settimana, scioperi selvaggi hanno costretto a chiudere l’industria automobilistica, con i lavoratori di tutto il paese che si sono rifiutati di lavorare in condizioni non sicure. Queste lotte, insieme ad altre in tutto il mondo, sono la base oggettiva per una risoluzione della crisi su base socialista, che significherebbe l’investimento di miliardi di dollari per combattere la pandemia e preservare la vita umana attraverso l’espansione delle infrastrutture sanitarie pubbliche.

Se la classe capitalista non trova opposizione nei suoi sforzi per far pagare alla classe lavoratrice il costo della crisi, lo farà a costo di milioni di vite umane. L’umanità ha raggiunto un punto in cui la funzione più fondamentale della società - la conservazione della vita umana - è incompatibile con il capitalismo.

Dichiarazione del Partito dell’Eguaglianza Socialista (USA)