Allarme disordini alimentari, Roma invia 20.000 truppe a pattugliare l’Italia meridionale

Allison Smith
12 aprile 2020

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 6 aprile 2020

Nelle ultime settimane si è verificato un massiccio dispiegamento di 20.000 soldati dell’esercito nelle regioni meridionali della Campania, Puglia e Sicilia per sorveglianza di centri commerciali e di strade, mentre il blocco pandemico della COVID-19 entra nel suo secondo mese e i cittadini cominciano ad avere seri problemi economici e di sussistenza per comprare generi di prima necessità.

Dopo l’episodio di Palermo, in Sicilia, dove un gruppo di residenti ha avuto difficoltà ad acquistare generi di prima necessità urlando di non poter pagare, i media e lo stato hanno cercato di dipingere un quadro di cittadini disordinati che saccheggiano i negozi e minacciano il bene pubblico. I titoli dei media dicevano che senza l’intervento militare la mafia avrebbe preso il controllo della situazione. Ma non ci sono prove che la mafia stia prendendo il controllo. La mafia, proprio come lo stato, ha lasciato gli italiani del Sud in difficoltà. I lavoratori biasimano la corruzione dello stato e l’apatia politica per la loro situazione.

Le bare con i corpi delle vittime del coronavirus sono conservate in attesa di essere sepolte o cremate all’obitorio di Collserola a Barcellona, Spagna (Image Credit: AP Photo/Emilio Morenatti)

«Non ci sono rivolte», ha detto al WSWS una commessa vicino Bari. E continua: «I clienti del mio negozio sono ordinati e tutti indossano maschere e guanti quando vengono al negozio. Ci sono stati furti di ristoranti chiusi, gente che ruba tutto quello che può vendere per avere soldi. Molte persone lavorano in nero, e non riescono a trovare un lavoro normale e regolare».

Anziché fornire sostegno finanziario e provviste per il cibo, tuttavia, i consigli regionali italiani chiedono una maggiore presenza militare e di polizia.

Il presidente della Sicilia ha recentemente invocato l’Articolo 31 dello Statuto Siciliano che conferisce alla regione il potere di «assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza (compresi quelli militari e di polizia) per affrontare in modo efficace e tempestivo qualsiasi situazione di emergenza dello stato che incida sull’ordine pubblico, sulla salute e sulla sicurezza nel territorio della regione siciliana o in qualsiasi parte di esso».

L’Articolo 31, mai applicato fino ad oggi, mette a disposizione del presidente regionale la polizia e l’esercito per sopprimere qualsiasi forma di protesta o di lotta di classe che emerga in seguito alla pandemia COVID-19 in Italia.

Nel descrivere gli sviluppi in Sicilia, lo scrittore del Giornale di Sicilia Giacinto Pipitone ha detto: «[il presidente Nello] Musumeci si muove da settimane come se fossimo in guerra».

Il continuo battito di tamburi che accompagna le accuse criminali della popolazione italiana è prepotente e reazionario. Sia i media che la classe dirigente cercano di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dall’incapacità del governo di affrontare la pandemia, per spostare la colpa dell’impreparazione dello stato da alti funzionari a persone che vivono in quarantena e non hanno più i mezzi finanziari per comprare cibo e altri beni di prima necessità.

La stessa commessa a Bari ha detto alla WSWS che dal 10 al 20 per cento dei suoi clienti ricevono il reddito di cittadinanza per comprare la spesa, e che molti piccoli imprenditori si trovano ora senza reddito a causa della pandemia. Una sua amica possiede un’agenzia di viaggi, e tutte le sue prenotazioni sono state cancellate quest’anno, lasciandola senza reddito praticamente da un giorno all’altro. Passa però attraverso i posti di controllo della polizia e dell’esercito, portando con sé un’autodichiarazione che dichiara di andare a lavorare.

Il diversivo mira a nascondere le responsabilità penali della classe dirigente, da una risposta tardiva a un piano per fronteggiare il virus del tutto inadeguato. Allo stesso tempo, dopo gli scioperi selvaggi di massa in tutta Italia e a livello internazionale per protestare contro la politica ufficiale COVID-19 e per chiedere il diritto di salvaguardarsi in casa, il governo sta chiaramente cercando di rafforzare la sua posizione contro la classe lavoratrice.

I governi, in Italia come altrove, hanno cercato per decenni di dirottare le risorse sociali verso l’oligarchia finanziaria invece di utilizzarle per un piano razionale e scientifico per rafforzare l’assistenza sanitaria, fermare le malattie infettive e garantire la sopravvivenza della società. Questo ha portato a una situazione in cui i governi hanno invece fatto scendere in piazza l’esercito.

All’inizio di marzo, quando il governo non poteva più ignorare l’aumento dei morti e la diffusione del contagio, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiamato l’esercito—l’unica forza della società italiana con fondi e strumenti sufficienti—a costruire ospedali da campo per il coronavirus, a distribuire materiale medico agli ospedali locali in prima linea nella battaglia contro il patogeno mortale e a trasportare i morti per le sepolture di massa.

A metà marzo il governo aveva imposto un blocco a livello nazionale, chiedendo ai residenti di

restare a casa per un periodo di tempo non specificato. Tuttavia, il governo ha fatto trapelare la notizia dell’isolamento la notte prima del Decreto ufficiale, seminando il panico e causando che migliaia di italiani si affannassero a tornare a casa per paura di rimanere intrappolati lontano dalle loro famiglie, soprattutto gli italiani del sud che lavorano nel nord industriale.

Questa sconsiderata violazione della fiducia nella gente ha spinto i media a dare la colpa agli italiani del sud per la diffusione del contagio e a dare copertura alle autorità per dispiegare migliaia di soldati per sorvegliare la popolazione, nell’ambito del programma dell’esercito «Strade Sicure». Questa politica sta ora ricevendo il sostegno dei politici capitalisti di tutte le colorazioni politiche.

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha cercato di dissipare le preoccupazioni che l’uso delle pattuglie dell’esercito sia una violazione dei diritti democratici dei cittadini, affermando che il suo appello per l’esercito è stato appoggiato dal presidente italiano Sergio Mattarella. «Ho ribadito in una conversazione telefonica con il presidente la necessità di utilizzare l’esercito per sostenere le forze di polizia e rafforzare la rete di controlli volti ad applicare le regole», ha detto Fontana, poi ha aggiunto: «Mi sembra di poter dire che il Presidente Mattarella abbia condiviso la mia richiesta diretta al bene e alla tutela della salute della collettività.”

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese si è vantata: «Al momento il contingente di 7.300 soldati già in strada sarà utilizzato, ma se non saranno sufficienti ci saranno almeno altri 13.000 soldati disponibili. Sono già arrivati in Campania e in Sicilia... risponderanno alla richiesta del governatore Fontana e nei prossimi giorni al sindaco di Roma».

Da parte sua, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha minacciato: «L’esercito è pronto a fare altri controlli. Garantiremo la sicurezza sul campo», aggiungendo: «Le forze armate sono pronte a fare la loro parte, come stanno già facendo sia sul fronte della salute che nel controllo del territorio. Aiutiamo la Protezione civile e vegliamo sulla ‘miseria’ del Sud.”

Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, ha suggerito al governo di inserire nel prossimo Decreto di emergenza del governo nazionale una disposizione che preveda esplicitamente l’intervento militare interno, dando così al governo il potere immediato e inequivocabile di dispiegare l’esercito contro la popolazione civile come e quando vuole durante e soprattutto dopo la pandemia.