L’alleanza elettorale italiana Potere al Popolo: un riconfezionamento della politica della pseudo-sinistra

Marianne Arens e Peter Schwarz
3 marzo 2018

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 2 marzo 2018

“La pseudo-sinistra denota partiti politici, organizzazioni e tendenze teoriche e ideologiche, che utilizzano slogan populisti e frasi democratiche per promuovere gli interessi socioeconomici degli strati privilegiati e benestanti della classe media”, ha scritto David North nel suo libro The Frankfurt School, Postmodernism and the Politics of the Pseudo-Left. La pseudo-sinistra è “anti-marxista” e “anti-socialista”.

L’alleanza elettorale Potere al Popolo (PaP), che sta partecipando alle elezioni italiane di domenica, fornisce una cruda illustrazione di queste osservazioni.

Il manifesto dell’alleanza consiste in una raccolta di frasi vaghe e populiste. Intendono “costruire democrazia reale attraverso le pratiche quotidiane, le esperienze di autogoverno, la socializzazione dei saperi, la partecipazione popolare”, afferma il manifesto. A tal fine, vogliono sviluppare “un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista”.

Si cerca invano una dichiarazione programmatica concreta nel manifesto. Il concetto di “socialismo” e richieste per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi società sono completamente assenti. Invece, si parla molto della democrazia di base, della solidarietà e dei diritti civili, e della lotta contro la speculazione, la mafia e la corruzione. L’ordine capitalista non deve essere abolito ma reso un po’ più piacevole.

PaP difende esplicitamente la Costituzione Italiana, che creò le basi per il dominio borghese degli ultimi 70 anni. “Contro lo stravolgimento della Costituzione nata dalla Resistenza e per la sua attuazione”, afferma il manifesto.

PaP inizialmente si è celato dietro il centro giovanile autonomista “Je so‘ pazzo”, che ha sede in un ospedale psichiatrico occupato a Napoli. La 37enne professoressa di filosofia Viola Carofalo, che ha lavorato al centro, è la portavoce e il candidato premier dell’alleanza.

PaP afferma di aver nominato principalmente pensionati, casalinghe, disoccupati, artisti locali, ecc., come candidati, nessuno dei quali ha un passato di bagaglio politico. In realtà, i partiti politici che si nascondono dietro l’alleanza hanno una storia di tradimenti e sconfitte che risale a oltre 25 anni e più.

La forza trainante è il Partito della Rifondazione Comunista, in cui Carofalo è attiva da diverso tempo. Rifondazione ha fornito le risorse necessarie per consentire all’alleanza di candidarsi alle elezioni e ha retto le fila al congresso di fondazione di Napoli. Il quotidiano La Stampa ha scritto: “Al di là della partecipazione spontanea, che pure c’è, l’ossatura arriva dalla vecchia Rifondazione Comunista, che ha totalizzato circa 60mila donazioni con il 2 per mille, oltre 600mila euro”.

I principali membri di Rifondazione, tra cui il presidente del partito Maurizio Acerbo e Eleonora Forenza, membro del Parlamento Europeo, sono candidati alle liste regionali dell’alleanza. Vi sono sette parti aggiuntive coinvolte, tra cui lo stalinista Partito Comunista Italiano (PCI) e Sinistra Anticapitalista, così come diverse iniziative dei cittadini e movimenti di protesta.

Sinistra Anticapitalista è la sezione italiana dell’anti-trotskista e pablista Segretariato Unito, i cui membri hanno lavorato fedelmente per anni all’interno di Rifondazione. L’organizzazione ha elogiato il programma di PaP sul sito web di International Viewpoint nei termini più forti. È “credibile, radicale, radicalmente riformista”, hanno scritto. “Le idee per le quali combattiamo... sono semplici, al di là dei termini tecnici di infiniti programmi, e sono quelli che ci uniscono tutti: lavorare senza essere sfruttati, non essere costretti a emigrare e vivere in terre che non sono né sfruttate né danneggiate”.

Rifondazione emerse nel 1991 quando il vecchio PCI andò in pezzi. Riunì vecchi stalinisti e altri elementi del PCI che percepirono che l’abbandono della maggioranza del simbolismo comunista era andato troppo oltre, insieme a varie organizzazioni piccolo-borghesi che in precedenza avevano operato in modo indipendente.

Durante gli anni‘ 90, Rifondazione e il suo leader, Fausto Bertinotti, furono elogiati dalla pseudo-sinistra europea come brillanti esempi da emulare. In realtà, il partito, che ha ottenuto risultati elettorali tra il 5 e l’8 per cento dal 1992 al 2006, ha svolto un ruolo cruciale nella stabilizzazione del profondamente scosso ordine borghese italiano e nella soppressione della lotta di classe. Rifondazione ha mantenuto stretti legami con i movimenti extraparlamentari e con i sindacati di base, ma ha sempre dato il suo pieno appoggio ai governi di centro-sinistra quando sono stati sottoposti a pressioni politiche o sociali e li ha aiutati ad assicurarsi maggioranze parlamentari.

Quando le tensioni sociali si intensificarono nel 2006, Rifondazione fece addirittura parte del governo. Paolo Ferrero, principale esponente di Rifondazione, divenne ministro degli affari sociali con Romano Prodi. Le politiche a favore della guerra di quel governo e i suoi attacchi alle pensioni e ai rifugiati, non solo spianarono la strada al reazionario Silvio Berlusconi a salire al potere per la terza volta, ma portarono anche al collasso di Rifondazione, che perse tre quarti del suo voto e tutti i suoi deputati parlamentari nelle elezioni del 2008.

Quando un altro governo di centro-sinistra scaricò sui lavoratori il peso della crisi finanziaria globale, che colpì particolarmente duramente l’Italia, partiti di destra come il Movimento Cinque Stelle (M5S) e organizzazioni di estrema destra come la Lega Nord trassero profitto dall’opposizione tra la popolazione.

Il tentativo di Rifondazione di rientrare in parlamento sotto il nuovo vessillo di Potere al Popolo non altera affatto la sua prospettiva di difesa dell’ordine borghese, sopprimendo ogni opposizione e screditando una vera politica socialista di sinistra. Questo non è mostrato solo nel manifesto, ma anche se si considerano gli alleati europei di PaP. Tra i modelli su cui si basa o collabora, il primo ministro greco Alexis Tsipras, il defunto presidente venezuelano Hugo Chavez, Jean-Luc Mélenchon di La France Insoumise, il Podemos spagnolo e il partito Die Linke tedesco.

In una riunione del gruppo parlamentare della Sinistra Europea (EU-NGL) il 15 gennaio, Carofalo ha introdotto il nuovo movimento. L’EU-NGL comprende Syriza, Podemos e il Partito della Sinistra di Mélenchon. L’incontro è stato presieduto da Gabi Zimmer, membro del DIe Linke tedesco. Il giorno seguente, Carofalo ha tenuto una conferenza stampa congiunta con Eleonora Forenza, attivista di lunga data di Rifondazione, eletta al Parlamento europeo nella lista “L’altra Europa con Tsipras”.

In una lunga intervista pubblicata sul quotidiano italiano L’Antidiplomatico, Carofalo ha difeso Tsipras dall’accusa di aver tradito la classe lavoratrice. Tsipras, che è stato eletto primo ministro greco all’inizio del 2015 con la promessa di porre fine all’austerità dell’Unione Europea, ha al contrario intensificato le misure di austerità da quando è arrivato al potere. Anche quando l’elettorato ha votato a maggioranza schiacciante contro l’austerità in un referendum che Tsipras ha indetto, ne ha ignorato il risultato.

Alla domanda su cosa pensasse di molte sinistre che hanno accusato Tsipras di tradimento, Carofalo ha detto: “Ovviamente è impossibile garantire il non ripetersi di situazioni come quella in Grecia”. Al di là delle responsabilità politiche del primo ministro Tsipras o di Syriza, che hanno fatto scelte che potrebbero essere state diverse, “non mi sento di poter dare un giudizio così duro. Inoltre, il termine traditore lo applicherei ad altri“.

Alla domanda se i governi populisti di sinistra al potere in America Latina negli ultimi anni possano servire da modello per l’Europa, Carofalo ha risposto: “L’America Latina è per noi l’ispirazione con la lettera maiuscola... Soprattutto l’esperienza venezuelana, può essere considerata la nostra principale fonte d’ispirazione”.

In realtà, l’esperienza del Venezuela, in una profonda crisi sociale ed economica e dove le vecchie forze reazionarie stanno spingendo per tornare al potere, dimostra che un ufficiale populista come Hugo Chavez, che ha lasciato intatto il patrimonio capitalista e ha finanziato solo qualche programma di sussidi simbolici con reddito generato dal petrolio, non sostituisce un movimento politico indipendente della classe lavoratrice. Chavez e il suo successore Nicolás Maduro hanno disarmato politicamente la classe lavoratrice nell’interesse dell’élite dirigente e reso il Venezuela ancora più dipendente dalle compagnie petrolifere statunitensi.

Mélenchon è apparso durante una manifestazione del PaP a Napoli il 15 febbraio per dare il suo sostegno all’alleanza. Ha affermato: “[A]bbiamo bisogno in Europa e per le nostre battaglie in Francia… che ci sia un gruppo politico in controtendenza rispetto a tutte le altre formazioni politiche e che porti esclusivamente gli interessi del popolo senza compromessi”. Da parte sua, Carofalo ha spiegato quanto di ispirazione La France Insoumise fosse per il proprio movimento.

Mélenchon, che ha goduto di una carriera trentennale nel Partito Socialista Francese e ha ricoperto incarichi ministeriali sotto il primo ministro Lionel Jospin, sta tentando di dirigere l’opposizione al governo di destra di Emmanuel Macron in un vicolo cieco nazionalista. Di recente ha attaccato Macron da destra perché non si stava riarmando abbastanza velocemente.

Potere al Popolo non fornisce una risposta alla crisi sociale e politica che confronta la classe lavoratrice in Italia, ma è piuttosto una delle sue cause. La rabbia sociale e la frustrazione accumulata possono trovare uno sbocco progressivo solo se la classe lavoratrice intraprende una lotta consapevole per un programma socialista e internazionalista. Ciò richiede la costruzione di una sezione italiana del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.