Il governo di estrema destra prende forma in Italia

Marianne Arens
9 giugno 2018

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 6 giugno 2018

Mercoledì, dopo il voto finale di fiducia in parlamento, il nuovo governo, formato da Lega e Movimento 5 Stelle (M5S), ha preso il potere; il “governo del cambiamento”, guidato da Giuseppe Conte, è il governo italiano più di destra da Benito Mussolini a oggi.

Nonostante tutte le promesse ideologiche fatte durante la campagna elettorale, questo governo, martedì presentatosi al Senato e mercoledì alla Camera dei Deputati, attaccherà frontalmente la classe lavoratrice e cercherà di dirottare ogni resistenza sociale perseguitando i rifugiati. Questo appare chiaro sia dalla scelta dei ministri che dalle prime misure adottate e dalle relative dichiarazioni.

Il consiglio dei ministri ha 20 membri: il primo ministro Conte, 53enne, il sottosegretario e 18 ministri (di cui cinque donne). Dei 20, otto sono del M5S, sei della Lega e sei non hanno aderenza a nessun partito, incluso il capo del governo.

Anche se entrambe le parti della coalizione, la Lega e il M5S, hanno un vice-premier, è ovvio che la Lega è al timone. A differenza del M5S, la Lega non è nuova al governo. È stata coinvolta più volte nel governo con Silvio Berlusconi. Inoltre, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha elevato il suo confidente Giancarlo Giorgetti alla carica di sottosegretario del consiglio dei ministri, dove può esercitare un’influenza diretta su Conte. Giorgetti è un politico di lunga data della Lega ed è stato presidente della commissione parlamentare del bilancio per cinque anni.

Il 45enne Salvini, nel suo ruolo di Ministro degli Interni intraprenderà un corso di destra: anti-rifugiati e pro-business. L’estremista di destra Lega lavora all’interno dell’Unione Europea con altri partiti di estrema destra come la tedesca Alternativa per la Germania (AfD), il Partito Austriaco della Libertà (FPÖ) e il Fronte Nazionale francese, essa trae il suo sostegno principalmente da piccole imprese e lavoratori autonomi del nord Italia.

Luigi Di Maio, 32 anni, sarà il nuovo Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Il suo partito, il M5S, ha promesso ai giovani, ai disoccupati e ai poveri una sorta di reddito base incondizionato conosciuto come “reddito di cittadinanza” e anche la deprecata riforma delle pensioni dovrebbe venire nuovamente abolita.

Rispetto alla Lega il M5S ha una base elettorale più ampia, particolarmente nel sud, dichiarando di non essere “né di sinistra, né di destra”; il partito ha il maggior numero di deputati e serve sostanzialmente a dare la maggioranza al governo in parlamento.

Due ministri provengono dall’ambiente militare ed entrambi sono nominati dal M5S: il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, 59 anni, un generale dei carabinieri. Di Maio ha nominato Costa perché è stato coinvolto nella lotta contro un clan mafioso in connessione con discariche di rifiuti illegali.

Elisabetta Trenta, che assume la responsabilità del Ministero della Difesa, rappresenta da vicino gli interessi imperialisti dell’Italia; è professoressa di politica estera e di sicurezza e capitano nell’esercito di riserva. Ha servito come consigliere militare in Iraq e lungo la costa libanese. Più recentemente era a capo del gruppo SudgestAid, che ha ricevuto contratti di ricerca dall’esercito e si dice che abbia reclutato mercenari per la Libia e il Medio Oriente.

Due ministri particolarmente importanti sono i ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale; entrambi sono “tecnocrati” non allineati. In parole povere: questo termine significa nient’altro che i due ministri sono pienamente impegnati nell’interesse delle banche, delle autorità italiane ed europee e dell’apparato statale.

La nomina di Enzo Moavero Milanesi, 64 anni, a ministro degli Affari Esteri è ovviamente finalizzata a placare i mercati monetari e l’UE. Il non allineato Moavero Milanesi è considerato agente di Mario Monti, che fu a lungo commissario europeo e che, come primo ministro aveva introdotto un drastico programma di austerità dal 2011 al 2013. Moavero Milanesi era il capo dello staff di Monti nella Commissione europea per la concorrenza. Fu poi nominato ministro europeo, incarico che mantenne nel successivo governo di Enrico Letta (Partito Democratico, PD). Moavero Milanesi ha anche completato una carriera militare nella Guardia di Finanza.

Un ruolo speciale è svolto da Giovanni Tria, 69enne, ministro dell’Economia e Finanze; sostituisce il primo controverso candidato per questo posto, l’euroscettico Paolo Savona, 81enne. Savona è stato nominato ministro degli Affari Europei senza portafoglio, mentre Tria prende il posto di responsabile del bilancio del Paese fortemente indebitato.

La scelta di queste persone è stata in grado di placare immediatamente i mercati finanziari. Tria non è una figura sconosciuta; è stato coinvolto nell’implementazione del programma economico di Forza Italia guidato da Berlusconi; è preside della facoltà di economia dell’Università di Roma Tor Vergata e ha lavorato per l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro all’ONU; è anche membro del think tank internazionale Teneo, che fornisce consulenza alle banche di investimento. Tria avrà la responsabilità primaria di garantire che il nuovo governo riduca ulteriormente l’onere del suo debito e aderisca ai criteri dell’UE.

Tria ha pubblicato una severa critica dei piani della coalizione sul suo sito web, ancor prima che le sue controverse promesse fossero diventate pubbliche. La sua nomina rappresenta quindi un chiaro segnale di riconciliazione con i mercati finanziari europei.

In una critica, Tria ha scritto: “Con tutto il rispetto per le competenze riunite intorno al tavolo delle trattative ... La realtà delle cifre ridimensiona spesso la visione”. Scrive che è “improbabile” che l’UE cambierà le sue regole e non è chiaro da dove verranno i soldi per i promessi progetti. Ciò vale soprattutto per la sospensione della riforma delle pensioni. Tria poi ridicolizza il reddito di cittadinanza dichiarandolo impraticabile, descrivendolo come una “indennità di disoccupazione un poco rafforzata”, che configura “una società in cui una parte della popolazione produce e l’altra consuma”.

D’altro canto, Tria è piuttosto disposto a contemplare l’introduzione di una tassa fissa, che farebbe un buco molto più grande nel bilancio italiano rispetto al reddito di cittadinanza e al ritiro della riforma delle pensioni messi insieme. Tria spiega che una tassa minima del 15 per cento potrebbe essere utile per le imprese e vuole finanziare la misura aumentando l’IVA, colpendo più duramente le tasche della classe lavoratrice attraverso prezzi che aumenteranno notevolmente.

Lunedì sera, un segretario di stato del Ministero dell’Economia ha annunciato che, dall’anno prossimo, la tassa fissa verrà applicata alle imprese, ma non a famiglie e individui. I rappresentanti del M5S hanno immediatamente smentito questa affermazione, per non mettere a repentaglio il voto di fiducia in parlamento. Questo già chiarisce che il nuovo governo lavorerà per favorire gli interessi delle grandi imprese italiane ed europee e questo è stato ben capito dai capi di stato europei.

I principali capi di governo hanno già dichiarato di sperare in una buona cooperazione con l’amministrazione Conte.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha invitato Conte a Berlino e ha detto che non vedeva l’ora di ben presto incontrarlo in Canada. Anche il capo del governo britannico, Theresa May, e il presidente francese Emmanuel Macron si sono congratulati con Conte per telefono. Il commissario europeo per gli affari economici e finanziari Pierre Moscovici, ha dichiarato: “Le decisioni sono prese a Roma, non a Parigi o Bruxelles”, aggiungendo che l’Unione Europea “non è l’avversario dell’Italia”.

Tuttavia, i recenti eventi dimostrano che il nuovo governo è crivellato di conflitti. Poco prima delle elezioni del 4 marzo, Roberto Fico (M5S), il nuovo presidente della Camera dei Deputati, ha affermato ad alta voce: “Garantisco che non saremo mai alleati con la Lega”, dichiarando che la Lega è “geneticamente diversa” dal M5S, ma adesso i Pentastellati siedono al governo, insieme alla Lega, per ottenere la maggioranza parlamentare per un esecutivo estremista di destra.

Questo spiega anche cosa si nasconde dietro la politica aggressiva contro i rifugiati. Il capo della Lega, Salvini, nei giorni scorsi ha brutalmente fatto campagna contro i rifugiati chiedendo l’immediata costruzione di campi di internamento in ogni regione. Quando nel fine settimana sono state segnalate dozzine di persone che annegavano nel Mediterraneo, ha provocatoriamente affermato che la Tunisia stava esportando oltremare i suoi criminali.

La ragione principale per l’affermazione del nazionalismo, secondo il motto “Gli italiani prima!”, è ovvia: il governo sta cercando di dividere e paralizzare la classe lavoratrice; esso si rende conto che il “governo del cambiamento” potrebbe perdere sostegno molto in fretta. Il governo non sarà in grado di realizzare i suoi progetti populisti sul reddito di cittadinanza, sulla reintroduzione delle pensioni e sulle tasse basse per tutti. Invece, attaccherà i lavoratori più brutalmente che mai, provocando rapidamente una resistenza di massa.