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La Stellantis conferma la fine della produzione della Maserati Levante a Torino

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 13 febbraio 2024

[Photo by Stellantis]

Dopo tre giorni di scioperi selvaggi e proteste la scorsa settimana nello storico stabilimento Stellantis di Mirafiori, a Torino, l'azienda automobilistica transnazionale sta procedendo con la sua campagna di riduzione dei posti di lavoro. L'azienda ha informato i lavoratori che la produzione del SUV di lusso Maserati Levante nello stabilimento terminerà il 31 marzo.

Gli scioperi della scorsa settimana sono stati provocati dall'annuncio dell'amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares che lo stabilimento di Mirafiori, insieme a quello di Pomigliano d'Arco, vicino a Napoli, potrebbe essere chiuso. L'azienda ha attuato una 'cassa integrazione temporanea' per 2.455 lavoratori di Mirafiori a partire dal 12 febbraio e, presumibilmente, fino al 31 marzo, lo stesso giorno della cessazione della produzione della Levante.

Dal 2016 lo stabilimento Mirafiori ha prodotto i SUV Levante (che hanno un prezzo di partenza di 104.000 dollari) al ritmo di 25 al giorno. Con la cancellazione del modello verranno prodotte solo otto Maserati al giorno, limitate ai modelli Ghibli, Quattroporte, GranTurismo e GranCabrio.

L'azienda sta inoltre riducendo la produzione della Fiat 500, utilitaria completamente elettrica e poco venduta, nello stabilimento di Mirafiori.

Ciò avrà un impatto devastante su altre aziende fornitrici e di ricambi per auto, come la Lear Corporation di Torino, che fornisce sedili alla Maserati e che è già stata sottoposta a cassa integrazione alla fine del 2023. La Lear rischia di essere chiusa, con 420 posti di lavoro a rischio.

I metalmeccanici italiani, come i loro fratelli e sorelle in tutto il mondo, sono nel mirino di una ristrutturazione globale dell'industria automobilistica. Casse integrazione e licenziamenti di massa si sono accelerati nelle ultime settimane, colpendo migliaia di persone negli stabilimenti Stellantis, Ford e GM negli Stati Uniti. In ognuno di questi casi, le burocrazie sindacali hanno lavorato fianco a fianco per imporre il taglio dei posti di lavoro, dimostrando la loro conformità alle esigenze degli interessi aziendali.

[Photo: FIOM]

Da anni i lavoratori delle linee Maserati dello stabilimento di Mirafiori sono soggetti a licenziamenti temporanei. Fiat Chrysler Automobiles (FCA), predecessore di Stellantis, ha messo in cassa integrazione 1.400 lavoratori nel 2020. 'Lavoriamo 10 giorni ogni due mesi... molti dei miei colleghi vorrebbero lavorare anche ad agosto per compensare la diminuzione dello stipendio', ha dichiarato in un'intervista a 2020 l'operaio della Maserati Giacomo Zulianello.

Stellantis sta attuando una politica di ristrutturazione brutale e di riduzione dei costi nel momento in cui l'azienda passa ai veicoli elettrici (EV). Come i suoi omologhi delle altre case automobilistiche mondiali, ma forse in modo più evidente, l'amministratore delegato di Stellantis Tavares è volato da un Paese all'altro chiedendo pacchetti di incentivi multimiliardari ai governi nazionali e locali, minacciando di distruggere i posti di lavoro se il denaro non venisse consegnato.

Nel 2021, all'epoca della fusione FCA-PSA e della sua nomina ad amministratore delegato della neonata Stellantis, aveva preso di mira gli alti costi di produzione in Italia rispetto ad altri Paesi europei come Francia e Spagna.

Ora Tavares sta intensificando gli sforzi per estorcere incentivi governativi. A tal fine, sta usando la capacità produttiva in eccesso di Stellantis come fiche negoziativa per chiedere sostanziosi sussidi ai governi. Negli Stati Uniti, Tavares è riuscito a ottenere sussidi statali e federali per mantenere aperto lo stabilimento Jeep di Belvidere, nell'Illinois. In Italia, secondo quanto riportato dai media, chiede una sovvenzione di 1 miliardo di euro per la produzione di 1 milione di veicoli elettrici.

La risposta del governo italiano, presieduto dalla fascista Giorgia Meloni, è stata di carattere reazionario e ultranazionalistico. Chiede una partecipazione in Stellantis pari a quella del governo francese, cercando di determinare più direttamente le decisioni dell'azienda e di partecipare ai suoi profitti, cioè di assicurarsi una parte maggiore del bottino prodotto dallo sfruttamento dei lavoratori in Italia.

Stellantis sta inoltre espandendo la sua capacità di produzione di moduli di trazione elettrica investendo più di 100 milioni di euro in uno stabilimento in Ungheria, il terzo per l'azienda (gli altri due sono negli Stati Uniti e in Francia). Queste costose transizioni verso i veicoli elettrici stanno innescando massicci licenziamenti in settori correlati. In Germania, Bosch si appresta a tagliare 1.200 posti di lavoro, mentre ZF prevede fino a 12.000 licenziamenti.

La situazione è degenerata al livello dell’Unione Europea. Il Commissario Europeo per la Concorrenza Margrethe Vestager ha assunto nominalmente una posizione di non contestazione, dichiarando: 'Non abbiamo sussidi per i consumatori europei per poter acquistare auto a emissioni zero. Ogni Stato membro ha programmi diversi e finché non sono discriminatori, non possiamo fare nulla'.

Nelle ultime due settimane, Tavares ha anche segnalato il suo interesse per una strategia di consolidamento, con voci di una possibile fusione Stellantis/Renault SA, che i funzionari di Stellantis hanno finora negato. Renault è anche parzialmente posseduta e controllata dallo Stato francese. L'azienda è in crisi, soprattutto per quanto riguarda il tentativo di raggiungere una valutazione di 8-10 miliardi di euro per Ampere, la sua sussidiaria nel settore dei veicoli elettrici, che sta cercando di costituire come impresa autonoma.

Tavares sta cercando di sfruttare le forti divisioni economiche e politiche tra i governi europei per strappare le maggiori concessioni agli Stati capitalisti e ai sindacati nazionali. I conflitti sempre più aspri tra gli Stati europei sono un'ulteriore prova che l'Europa non può essere 'unita' su base capitalista, la ragion d'essere dell'UE.

I lavoratori non troveranno una soluzione nell'ultranazionalismo anti-UE spesso evocato dai fascisti dietro la Meloni e ripreso dai sindacati. Una dopo l'altra, le confederazioni sindacali CGIL, CISL e UIL invocano il protezionismo nazionale e la collaborazione tra l'apparato sindacale, Stellantis e il governo italiano: in altre parole, una politica di corporativismo.

Questa prospettiva fallimentare non fa altro che dividere i lavoratori italiani dai loro fratelli e sorelle di classe in tutto il continente e subordinarli alle esigenze della 'propria' classe capitalista. E si traduce sempre in ulteriori riduzioni salariali e previdenziali, e in ulteriori tagli di posti di lavoro in nome di una maggiore 'competitività' del capitalismo italiano.

Edi Lazzi, segretario della FIOM-CGIL di Torino, ha espresso la preoccupazione della burocrazia sindacale che le tensioni possano sfuggire alla sua morsa: ' Quando le lavoratrici e i lavoratori scioperano spontaneamente vuol dire che la situazione è arrivata al limite. Non c'è più tempo da perdere, bisogna agire immediatamente'. Per questo si affida al governo fascista della Meloni per reprimere la marea montante del malcontento: 'Il Governo centrale e le istituzioni locali devono avere delle idee per affrontare questa sfida occupazionale'.

Altri alti funzionari sindacali hanno espresso una nota simile. Il segretario della UILM Luigi Paone ha indicato il consiglio di amministrazione di Stellantis come un presunto alleato, dichiarando di recente: ' La comunicazione odierna da parte dell'azienda di fatto porta quasi a zero la produzione Maserati a Mirafiori'. Ha sollevato 'l'urgenza di discutere con Stellantis e con le istituzioni della missione produttiva dello stabilimento'.

Tommaso Pirozzi, operaio trentenne dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, anch'esso a rischio di chiusura, ha descritto sui social media il rapporto tra Tavares, il governo e i sindacati. 'Con la Fiat, con gli Agnelli di allora, prima ricattarono lo Stato con oltre 50.000 dipendenti in cassa integrazione, poi [l'ex amministratore delegato Sergio] Marchionne: chi può dimenticare quello che è accaduto a Pomigliano come come è stato da apripista e da prova generale a una devastante eliminazione dei diritti del mondo del lavoro?'.

Concentrandosi sulla situazione attuale, ha continuato: 'Tavares chiede ulteriori soldi: tutto ciò dimostra che nell’arco degli anni tutte le persone che si sono susseguite in Italia non hanno fatto altro che spillare soldi al popolo italiano'. Il tono è fortemente critico: 'Lo hanno fatto tutti con il beneplacito delle organizzazioni sindacali e di tutte le forze politiche; perché altrimenti non si spiegherebbe mai una deindustrializzazione in atto… Questa è una logica prettamente finanziaria: tentare id guadagnare il massimo e lasciare I pericoli e le giacenze allo Stato italiano e ai lavoratori'.

Criticando il sindacato FIOM, dipinto dall'establishment come il sindacato più 'radicale', Pirozzi ha aggiunto: 'Si parla stando ad alcuni che la FIOM è l'unica organizzazione sindacale che sta dicendo di 'no' alla Meloni e a Tavares. Ma in realtà non è così. Sta semplicemente dando l’immagine come ha sempre fatto. Cioè, sta dicendo allo Stato di concedere i soldi [a Stellantis]... non è possibile che vengano in Italia tutti per depredare lo Stato e il popolo italiano'.

Ci sono tensioni crescenti tra la classe dirigente: Vincenzo De Luca, ex stalinista e attuale presidente della Regione Campania, dove si trova lo stabilimento di Pomigliano, è molto preoccupato per le conseguenze esplosive di una chiusura di Pomigliano. La Campania è un'area che storicamente è stata economicamente svantaggiata e vilipesa.

De Luca si è presentato come oppositore del governo presieduto dalla fascista Meloni. Ha indetto una manifestazione di massa a Roma per il 16 febbraio, con l'obiettivo di far affluire più soldi al Sud. Ma questo approccio regionalista mette di fatto gli operai di Pomigliano contro i loro fratelli e sorelle di Mirafiori, per non parlare di quelli di altri Paesi che sono colpiti dalle stesse politiche corporative portate avanti da Tavares.

La lotta non può essere lasciata nelle mani della burocrazia sindacale. A Detroit, lo scorso dicembre la burocrazia dell'United Auto Workers (UAW) ha fatto approvare gli ultimi contratti con le tre grandi case automobilistiche, scatenando un'ondata di licenziamenti. In Germania, la scorsa settimana il sindacato IG Metall ha concordato con la Ford il taglio di 3.500 lavoratori nello stabilimento di Saarlouis. In Italia, i leader sindacali si appellano a un governo fascista.

Il prerequisito per il successo della lotta è l'indipendenza politica dei lavoratori dalle burocrazie statali e sindacali, impegnate in un inestricabile connubio di interessi. A tal fine, i lavoratori italiani e statunitensi devono unirsi a tutti gli altri in Francia, Germania e nel mondo, coordinandosi con l'International Workers Alliance of Rank-and-File Committees (IWA-RFC), una rete di organizzazioni operaie militanti.

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